Ecocardiogramma e test mirati per svelare il rischio cuore dopo chemioterapia

Secondo una ricerca apparsa sull’European Heart Journal, una persona su dieci dopo trattamenti per il cancro, peraltro fondamentali, muore per problemi cardiaci

Ecocardiogramma e test mirati per svelare il rischio cuore dopo chemioterapia

Mentre state combattendo con il tumore, e soprattutto dopo, fate un passo dal cardiologo. Fate un’ecocardiogramma, per vedere come si contraggono le pareti del cuore e come si aprono e chiudono le valvole. Controllate con test del sangue i principali parametri del benessere cardiaco. Perché il tumore, o meglio le cure necessarie per sconfiggerlo, attacca anche il cuore. IL messaggio viene dagli esperti riuniti a Roma per il Congresso della Società Italiana di Cardiologia (SIC). Le cure oncologiche possono comportare spesso effetti collaterali cardiaci consistenti e così molti pazienti con una diagnosi di cancro muoiono poi di patologie cardiovascolari: uno studio appena pubblicato sull’European Heart Journal, per il quale sono stati esaminati oltre 3,2 milioni di pazienti con un tumore diagnosticato fra il 1973 e il 2012, ha dimostrato che l’11 per cento dei malati di tumore muore in realtà per patologie cardiovascolari, in due casi su tre cardiache come infarto o scompenso. E per alcuni tipi di tumore, come seno, prostata, endometrio e tiroide, la percentuale sale addirittura al 50 per cento; il rischio di morire per problemi a cuore e vasi è più elevato nel primo anno dalla scoperta del tumore ed è più che decuplicato in chi ha avuto una diagnosi prima dei 55 anni rispetto ai coetanei non colpiti dal cancro. Per questo occorre una stretta alleanza fra cardiologo e oncologo e da un’attenta valutazione cardiaca prima dell’inizio della chemioterapia. I rischi si possono ridurre se al momento della diagnosi e prima della scelta della terapia si consulta il cardiologo oltre all'oncologo, per individuare e trattare eventuali fattori di rischio cardiovascolari come ipertensione, colesterolo alto, patologie cardiache non diagnosticate e anche per valutare la presenza di una particolare suscettibilità agli eventi avversi da chemioterapici.

Cosa fare?

Esistono già protocolli di valutazione e gestione cardiologica del paziente oncologico: per valutare il rischio cardiovascolare individuale per esempio si può sottoporre il paziente a un ecocardiogramma e si possono misurare biomarcatori cardiaci come la Troponina I e l’ormone BNP. I test sui marcatori andrebbero ripetuti anche durante il trattamento così da poter intervenire tempestivamente in caso di un innalzamento indicativo di sofferenza cardiaca, somministrando farmaci per ridurre il rischio cardiovascolare come Ace-inibitori e betabloccanti. il rischio di morire per problemi a cuore e vasi è più elevato nel primo anno dalla scoperta del tumore ed è particolarmente alto nei soggetti giovani: in chi ha avuto una diagnosi prima dei 55 anni per esempio è più che decuplicato rispetto ai coetanei non colpiti dal cancro. Il pericolo però è sia acuto, nei primi tempi dal momento della diagnosi, sia cronico perché non diminuisce negli anni a seguire; poiché il numero di sopravvissuti a un tumore è in crescita, se non interveniamo in qualche modo i decessi per malattie cardiovascolari connessi alle terapie sono inevitabilmente destinati ad aumentare.  La cardiotossicità dei chemioterapici è variegata e ormai ben conosciuta,  e richiede di intercettare, prevenire e se necessario trattare le complicanze cardiovascolari in pazienti sottoposti a cure oncologiche e in tutti coloro che sopravvivono al tumore: il modo più semplice per farlo è sottoporsi a una visita cardiologica al momento della diagnosi di tumore e comunque prima di intraprendere la terapia, così da poterla scegliere e adattare in base alla condizione cardiovascolare del singolo caso. Solo così il trattamento avrà la massima efficacia anticancro unita a un minimo impatto cardiaco. È ormai chiaro che è indispensabile un approccio proattivo, che coinvolga il cardiologo durante tutto il percorso del paziente con tumore in modo da contribuire alla scelta delle cure ma anche, per esempio, per aiutare il paziente ad aumentare l’aderenza a un cambiamento positivo dello stile di vita che aiuti a ridurre il rischio cardiovascolare.

 

(FM)