Basta poco per proteggere il cuore dagli effetti della chemioterapia

Bastano pochi farmaci, ma da indicare al momento giusto. Preservando il cuore si limitano i potenziali rischi a distanza del trattamento anti-cancro

Basta poco per proteggere il cuore dagli effetti della chemioterapia

Quando si pensa alla terapia per il tumore, non dimentichiamo mai di proteggere anche il cuore. Le armi, per fortuna, ci sono. Ma vanno impiegate, al momento giusto, sulla scorta delle indicazioni che arrivano dal paziente in termini di storia clinica, al tipo di chemioterapia da adottare ed ovviamente ai tanti farmaci che possono in qualche modo preservare il cuore dagli insulti di una cura fondamentale per combattere il tumore. Non ci vuole molto: beta-bloccanti, ACE-inibitori o anche gli antagonisti dei recettori dell’angiotensina possono risultare di grande importanza per la cardioprotezione. E’ un vero e proprio appello alla lotta contro la cardio-tossicità quello che viene da una ricerca coordinata da Sergio Moral dell’Hospital Universitari Josep Trueta e dell’Hospital Santa Caterina, di Girona, presentata nel corso del recente congresso EuroEcho. Soprattutto, l’indagine mostra chiaramente che esiste la possibilità di essere estremamente efficaci, pur impiegando terapie mediche di uso comune in cardiologia. Pensare solo che, rileggendo in termini matematici i risultati dello studio, si arriva ad evitare un caso di tossicità cardiaca con relative conseguenze (in primo luogo l’affaticamento del cuore ed il conseguente possibile rischio di scompenso) ogni dieci pazienti trattati.

Cosa dice la ricerca

L’indagine degli studiosi iberici è una metanalisi, ovvero una revisione di tante diverse ricerche che hanno avuto come obiettivo proprio la comprensione della cardiotossicità da farmaci antitumorali e i rischi ad essa legati. Il medicinale più usato nei vari studi esaminati, che hanno preso in considerazione soprattutto pazienti con tumori alla mammella o neoplasie del sangue, è stato un farmaco della famiglia delle antracicline. Gli oltre 900 pazienti sottoposti ad analisi sono stati suddivisi in due popolazione, in base all’effettuazione o meno di un trattamento profilattico per la salute cardiaca. In chi assumeva farmaci per proteggere il cuore, i più usati sono stati i beta-bloccanti. I soggetti considerati sono stati seguiti per un anno dopo il trattamento di chemioterapia e nel 12 per cento dei casi si sono osservati casi di tossicità cardiaca. Ma questo rischio è risultato significativamente più basso nei soggetti che hanno assunto precocemente i medicinali per proteggere il cuore. Ovviamente, gli esperti ricordano che gran parte degli effetti che possono interessare il sistema cardiovascolare dipendono dalle nostre abitudini. per questo rimane sempre valido il monito di non fumare, di controllare il peso, di seguire la dieta mediterranea che può aiutare a mantenersi in salute e a limitare l’impatto dei fattori di rischio cardiovascolare. Ma non bisogna dimenticare che anche i medicinali possono proteggere il cuore. Nei prossimi anni occorrerà capire meglio quali farmaci e con quali modalità di somministrazione sono maggiormente indicati in questo senso. Ma proteggere il cuore rimane una sfida da vincere anche inserendo nei e nei protocolli terapeutici della chemioterapia i farmaci cardioprotettivi come trattamento da somministrare di routine.