Così il tumore aumenta il rischio di trombosi e mette in pericolo il cuore

Domenica è in programma il World Thrombosis Day. Sotto la lente di ingrandimento i rapporti “pericolosi” tra coagulazione e cancro

Così il tumore aumenta il rischio di trombosi e mette in pericolo il cuore

Si scrive trombosi, si legge infarto, ictus, embolia polmonare. La formazione di un coagulo all’interno di un vaso porta sempre e comunque ad un problema circolatorio e per questo il fenomeno va contrastato, soprattutto attraverso la conoscenza e la prevenzione.  E’ il messaggio che viene da ALT (Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari Onlus) in occasione del World Thrombosis Day, in programma il 13 ottobre. Chi ha un tumore, infatti ha il sangue che tende a coagularsi all’interno dei vasi in maniera eccessiva. Ed è quindi maggiormente esposto al rischio di trombosi. Trombosi e cancro sono due nemici molto temuti: oggi sappiamo anche che esiste una relazione pericolosa fra questi due nemici.  La trombosi può essere addirittura il primo sintomo di un cancro misconosciuto: non a caso,  quando si verifica una trombosi, in assenza di un fattore scatenante noto come fattore di rischio, si eseguono accertamenti mirati ad escludere un cancro nascosto.   Il tumore provoca nel nostro organismo uno stato infiammatorio generalizzato,  che attiva i fattori pro coagulanti, cioè che favoriscono la coagulazione. In particolare il rischio di formazione di coaguli aumenta quando una persona è affetta da tumore e sta seguendo un trattamento di chemioterapia. Ancor di più occorre controllare la situazione quando i medici specialisti hanno provveduto a posizionare un catetere venoso centrale allo scopo di favorire la somministrazione delle terapie.

Prevenzione e cura per trattare al meglio il nemico

Durante la lotta al tumore, insomma, bisogna controllare con cura la coagulazione per ridurre il rischio che si formino coaguli pericolosi per la circolazione del sangue. Ma non mancano fortunatamente le notizie che fanno sperare e confermano lo stretto rapporto esistente tra fenomeni coagulativi e neoplasie. Pare infatti che i farmaci anticoagulanti necessari per curare o prevenire la trombosi (in particolare le eparine) possano contribuire a rallentare la progressione del cancro e la migrazione di cellule destinate a produrre metastasi, prolungando la vita di chi è stato colpito dal cancro e dalla trombosi contemporaneamente.

Sia come sia, quando si parla di trombosi non bisogna pensare solamente ai malati di tumore, visto che il problema può interessare tutti. I trombi si possono formare infatti nelle arterie, nelle vene e anche nel cuore, per un’attivazione impropria del sistema della coagulazione del sangue.  Di questo sistema fanno parte i fattori procoagulanti, i fattori anticoagulanti, le piastrine (frammenti di cellula che circolano nel sangue in forma inerte ma che si attivano quando vengono provocate), i fattori dell’infiammazione, i fattori prodotti dalle cellule neoplastiche, i fattori della fibrinolisi.  Alcune persone sono più fragili nei confronti della trombosi, perché hanno un sangue che tende a coagulare più del normale per ragioni genetiche o acquisite (quello che viene definito tecnicamente assetto trombofilico) o per la contemporanea presenza di più fattori di rischio. Queste persone più delle altre dovrebbero conoscere il pericolo di trombosi e sapere come difendersi, soprattutto modificando i fattori di rischio modificabili (sovrappeso, fumo, infiammazione, sedentarietà) per giocare d’anticipo su questo “eccesso” di coagulazione che può essere molto pericoloso. e imparando a riconoscere i sintomi che possono salvare la vita.

 

(FM)