Dopo le cure per il tumore al seno, più attenzione al cuore

Vinto il cancro, bisogna controllare di più la salute cardiovascolare. Il consiglio è valido per le donne che hanno superato i 45 anni. Lo dice uno studio apparso su Menopause

Dopo le cure per il tumore al seno, più attenzione al cuore

La diagnosi precoce è fondamentale. Quanto prima si riconosce un tumore mammario, tanto maggiori sono le possibilità di vincere la malattia. Ma non bisogna mai dimenticare il cuore. A fronte di un costante incremento della sopravvivenza a cinque anni dopo questa forma neoplastica, infatti, l’organismo deve rispondere agli “stress” indotti dalle cure per attaccare il cancro, con potenziali effetti collaterali a distanza soprattutto sulle ossa, sul sistema riproduttivo con i sintomi della menopausa prematura e soprattutto sull’apparato cardiovascolare. A ribadire l’attenzione che deve essere portata per cuore e vasi arriva ora uno studio condotto in Brasile, presso l’Università statale Paulista di San Paolo, coordinato da Daniel de Araujo Brito Buttros e pubblicato sulla rivista Menopause. In pratica, l’attenzione sul fronte della salute di cuore e arterie dovrebbe concentrarsi nelle over-45 che sono state sottoposte a trattamenti antitumorali, perché sarebbero a maggior rischio cardiovascolare. Sotto la lente di ingrandimento vanno posti non solo le cure chemio-radioterapiche classiche ma anche i trattamenti anti-estrogeni, necessari quando il tumore presenta recettori positivi per questi ormoni. Queste situazioni, variamente concatenate tra loro nei diversi protocolli, possono infatti condurre ad un aumento del rischio di patologie cardiovascolari.

I risultati della ricerca

Lo studio brasiliano ha preso in esame 288 donne, di cui circa un terzo aveva superato con successo il trattamento antitumorale per carcinoma della mammella e gli altri due terzi, perfettamente sane, hanno rappresentato la popolazione di controllo. Tutte le donne reclutate avevano un’età di almeno 45 anni e non presentavano quadri di patologia cardiovascolare. Nel tempo i controlli effettuati hanno dimostrato che le donne sottoposte a trattamenti antitumorali rispetto alle coetanee di controllo presentavano un rischio maggiore di presentare specifici “pericoli” per il cuore. Ad esempio si alzava la probabilità di presentare sindrome metabolica (un quadro caratterizzato da ipertensione, alterazione di grassi nel sangue, sovrappeso e variazioni della glicemia), oltre ad aumento dei trigliceridi e obesità concentrata a livello addominale. Tutte queste condizioni, ovviamente, rappresentano specifici fattori di rischio cardiovascolare, specie se associate tra loro. Insomma: se da un lato le terapie antitumorali si fanno sempre più efficaci e “su misura” per ogni donna, non bisogna dimenticare che le alterazioni che inducono nell’organismo vanno sempre considerate, in rapporto soprattutto al benessere cardiovascolare. Il controllo regolare del cardiologo diventa quindi una sorta di “impegno” cui la donna non deve sottrarsi, anche per studiare eventuali approcci in grado di tenere sotto controllo il rischio per cuore e arterie.

 

(FM)