Troppi antibiotici nella mezza età fanno crescere il rischio cuore nella donna

Non bisogna esagerare con gli antibiotici, soprattutto per periodi prolungati che vanno oltre i due mesi. L’abuso potrebbe innalzare i pericoli per il cuore, forse per i cambiamenti del microbiota intestinale indotti dai farmaci

Troppi antibiotici nella mezza età fanno crescere il rischio cuore nella donna

Ce le dicono tutti, ogni giorno. L’antibiotico è un farmaco eccezionale, ma va impiegato solo su indicazione del medico, per il periodo prescritto (non va smesso appena scompaiono i sintomi) e senza ricorrere al fai da te. Questi atteggiamenti riducono il rischio che si sviluppino le resistenze ai farmaci, uno dei fenomeni che più preoccupa in chiave di sanità pubblica. Ma ora una ricerca americana mostra come anche la salute cardiovascolare, almeno nel gentil sesso, potrebbe essere negativamente influenzata da trattamenti prolungati e ripetuti con gli antibiotici. Secondo gli autori la causa potrebbe essere l’alterazione del microbiota intestinale causata dagli antibiotici. Il tempo “limite” identificato è di almeno due mesi di trattamento. Lo studio, coordinato da Yoriko Heianza, è pubblicato su European Heart Journal ed è stato sostenuto, tra gli altri, dall’NIH, l’Istituto Nazionale per la salute americano. Si tratta della più grande indagine prospettica in questo senso, almeno per quanto riguarda le donne che hanno superato i 60 anni. Secondo gli esperti, il possibile aumento del rischio cardiovascolare sarebbe da ricondurre all’alterazione indotta sulla popolazione dei batteri che vivono nell’apparato digerente: con un lungo trattamento antibiotico, infatti, si può creare una modificazione dei ceppi batterici presenti, con sviluppo di popolazioni che possono più facilmente influire sulle arterie e sull’infiammazione, con conseguente impatto sui possibili rischi di eventi cardiovascolari come infarti ed ictus. I rischi, vale la pena di ricordarlo, sarebbero più significativi quando l’assunzione protratta di antibiotici si è verificata nella mezza età.

Valutate oltre 36.000 donne

Come spesso accade, per giungere a ipotizzare un legame tra antibiotico-terapia prolungata e aumentato rischio cardiovascolare, c’è bisogno di una popolazione statisticamente significativa. Per questo i ricercatori hanno spulciato i dati derivanti dal Nurses Health Study, che tiene “sotto osservazione” 36429 donne non affette da patologie cardiovascolari o oncologiche, che hanno superato i sessant’anni. Lo studio ha preso il via nel 1976. L’indagine si è basata sulle dichiarazioni delle stesse donne, cui è stato chiesto se avessero seguito un trattamento antibiotico prolungato tra i 20 e i 39 anni, tra i 40 e i 59 e sopra i 60 anni. In base alle risposte sono poi state definite delle “classi” temporali in base al protrarsi dell’assunzione dei farmaci: sono state selezionate le donne mai trattate con antibiotici, quelle che li avevano assunti per non più di due settimane, quelle che erano state trattate per un periodo da 15 giorni a due mesi e quelle che avevano superato quest’ultima soglia temporale. Il monitoraggio è andato avanti per circa sette anni e mezzo e in questo periodo in poco più di mille donne sono comparse malattie cardiovascolari. Il rischio è apparso maggiore nella popolazione che aveva assunto i farmaci per due mesi o più nella mezza età, con un incremento del 32 per cento, considerando ovviamente anche la presenza di altri fattori di rischio cardiovascolari come sovrappeso ed obesità. Quanto più si prolungava il trattamento, quindi, tanto maggiori erano i rischi. Un motivo in più per assumere gli antibiotici secondo le indicazioni del medico, senza pensare al fai da te”.

 

(FM)