Arresto cardiaco, minor sopravvivenza per le donne

Ricerca americana, su dati di qualche anno fa, segnala la differenza di genere nei trattamenti e negli esiti dopo rianimazione da arresto cardiaco nelle donne rispetto ai maschi

Arresto cardiaco, minor sopravvivenza per le donne

L’evento è drammatico. Il cuore non riesce a rispondere ai bisogni dell’organismo, anche se magari batte all’impazzata. Occorre agire subito, con il massaggio cardiaco o con il defibrillatore automatico,  perché ogni minuto si traduce nella perdita per carenza di ossigeno di cellule del cuore e non solo. La rapidità nei soccorsi e fondamentale per sperare di salvare una vita e poter ricoverare in ospedale chi va incontro ad un arresto cardiaco. Dopo, ovviamente, iniziano i trattamenti mirati, che almeno in nord America, non sarebbero però identici nelle donne e negli uomini. In particolare per le donne rianimate dopo un’occorrenza così drammatica sarebbe inferiore rispetto ai maschi il ricorso all’ipotermia terapeutica, ovvero all’approccio che prevede di portare il corpo a basse temperature per limitare il metabolismo e quindi ridurre il bisogno di sangue e nutrienti degli organi, e all’esame delle arterie coronariche che consente di valutare eventuali blocchi circolatori e di conseguenza a  raffreddamento del corpo a una temperatura inferiore al normale, ed angiografia coronarica per esaminare le arterie cardiache ed aprire di nuovo, se necessario, la via al flusso di sangue. A segnalare questa ed altre differenze di genere, peraltro non ben spiegabili, è uno studio che ha analizzato le informazioni relative a poco meno di 5000 pazienti andati incontro ad arresto fuori dall’ospedale e poi rianimati, con ricovero in ospedale, negli USA e in Canada. L’indagine, che ha considerato dati relativi al periodo 2010-2015, ha compreso per oltre un terzo (37%) donne, con età quasi sovrapponibile al momento dell’evento rispetto ai maschi. visto la partecipazione indiretta aprire il flusso sanguigno. La ricerca è stata pubblicata su Circulation.

Ecco le principali differenze emerse

Dalla ricerca, coordinata dagli esperti del Dallas Medical Center dell’Università del Texas, emergono diversi aspetti che appaiono estremamente sfavorevoli per il sesso femminile. In primo luogo c’è la sopravvivenza intraospedaliera dopo rianimazione, che risulta superiore a poco più di un quinto (22,5%) nelle donne mentre supera il 35% negli uomini. Sul fronte dei trattamenti intraospedalieri sopracitati, il ricorso all’ipotermia terapeutica si è osservato nel 35% della popolazione femminile contro il 44% di quella maschile, e le angiografie delle coronarie sono state effettuate solamente nel 14% delle donne a fronte del 30% riscontrato negli uomini. Esisterebbe poi, almeno in quelle parti del pianeta, anche una differenza nella genesi stessa della crisi che porta all’arresto cardiaco. Per le donne, sempre stando a quanto viene riferito in questo studio, l’arresto sarebbe più frequente in “solitudine” mentre negli uomini l’evento si verificherebbe più spesso in pubblico e quindi più facilmente il maschio otterrebbe aiuto dai presenti. L’indagine mostra infatti come esiste una riduzione del 6% delle probabilità di ricevere soccorso dai presenti per il sesso femminile rispetto a quello maschile.

(FM)