Svelato il segreto della cardiomiopatia delle neo-mamme

Studiando con la tecnica dei Nobel le cellule del cuore si è scoperto un possibile difetto funzionale. Si aprono nuove strade per la cura di questa forma rara di scompenso cardiaco

Svelato il segreto della cardiomiopatia delle neo-mamme

E’ difficile da scoprire, perché è caratterizzata da segnali che possono creare confusione in una donna che si avvia a concludere la gravidanza, come gonfiore ai piedi e alle gambe per ritenzione idrica e fiato corto. Ma è una patologia che, seppur molto rara, va riconosciuta e trattata per tempo, perché può determinare uno scompenso cardiaco potenzialmente molto grave. Colpisce le gestanti nell’ultimo mese di gravidanza e nei mesi successive al parto. Si chiama cardiomiopatia peripartum, che si manifesta con una disfunzione della capacità di pompa del cuore e quindi con scompenso cardiaco.  Questa malattia rara del muscolo cardiaco donne senza precedenti cardiopatie note. L’incidenza stimata del quadro, almeno in Europa,  va da una donna su 2000 a una su 4000.

Fino a poco fa non si sapeva quasi nulla sulla possibile origine del problema, ma ora una ricerca israeliana inizia a far luce sulla patologia, identificando un difetto funzionale che potrebbe spiegare il raro fenomeno. L’indagine, coordinata dall’Università di Tel Aviv e in particolare da Jonathan Leor e Nili Naftali-Shani, è stata spiegata sulle pagine di Circulation ed ha un privilegio tecnologico unico. Per studiare le cellule patologiche in questa specifica condizione per la prima volta si è impiegata la tecnica di riprogrammazione cellulare messa a punto da John B. Gurdon e Shinya Yamanaka, premi Nobel per la Medicina nel 2012 per aver scoperto che le cellule mature e specializzate possono essere riprogrammate per trasformarsi in qualunque tessuto del corpo. 

Un invisibile meccanismo porta allo scompenso

Da qualche tempo si sa che nelle donne che vanno incontro alla cardiomiopatia peripartum sono particolarmente bassi i livelli di STAT3, una proteina che migliora la risposta delle cellule allo stress. Questa particolare situazione porterebbe ad un’alterazione nei valori dell’ormone prolattina, con la conseguente produzione di composti tossici che portano alla malattia. La ricerca israeliana, tuttavia, non si è fermata a questa osservazione. Addirittura ha dimostrato che i livelli di proteina STAT3 sarebbero addirittura più alti nelle donne con cardiomiopatia peripartum rispetto a quelle sane. Da quì la marcia indietro che ha portato ai risultati dello studio. “Abbiamo quindi scoperto che alla base della malattia ci sarebbe un difetto funzionale delle cellule cardiache delle pazienti, caratterizzato da un alterato rilascio di fattori di crescita che regolano la formazione dei vasi sanguigni o di fattori che attivano il sistema immunitario – è il commento di Leor”. In pratica, quindi, grazie a questa ricerca si è arrivata ad una sorta di “rivoluzione” nelle conoscenze su questa rara condizione, che potrebbe anche avere ripercussioni sugli attuali trattamenti per il quadro ed in particolare sull’impiego della bromocriptina, impiegata per trattare i sintomi dell’aumento eccessivo di prolattina. La sfida del futuro è comprendere con precisione il difetto molecolare presente nelle cellule cardiache delle donne malate e quindi definire nuovi obiettivi per la prevenzione a la cura del problema.

 

(F.M.)