Dissezione coronarica, l’arteria si “sfalda” e nasce l’infarto

La patologia colpisce soprattutto le donne. Al congresso “Conoscere e Curare il Cuore” gli esperti spiegano perché

Dissezione coronarica, l’arteria si “sfalda” e nasce l’infarto

Il primo caso di dissezione coronarica spontanea è stato descritto nel 1931 in una giovane donna di 42 anni morta improvvisamente. In pratica, succede che la parete dell’arteria si sfalda, come una cipolla. E cominciano i problemi. E non a caso si parla di sesso femminile, perché questa patologia, come raccontano gli esperti riuniti a Firenze in occasione del Congresso “Conoscere e curare il cuore” organizzato dal Centro Italiano per la Lotta contro l’Infarto, tende a colpire molto più frequentemente le donne. La condizione, denominata tecnicamente SCAD, è sotto la lente d’ingrandimento perché sempre più si notano correlazioni con infarto e morte improvvisa. Come spiega Eloisa Arbustini, del Centre for Inherited Cardiovascular Diseases – IRCCS Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia - i soggetti maggiormente colpiti dalle SCAD sono individui senza o con pochi fattori di rischio cardiovascolare, in particolar modo le giovani donne, cosa che suggerisce una fisiopatologia nettamente diversa rispetto alla più comune causa aterosclerotica. Le attuali evidenze indicano che non solo la patologia è ben più diffusa rispetto a quanto precedentemente ritenuto, ma anche che la gestione clinica può essere nettamente differente rispetto alle sindromi coronariche acute di origine aterosclerotica”. In particolare potrebbero entrare in gioco nel determinare il quadro cause genetiche, squilibri ormonali, sottostanti arteriopatie o altri fattori precipitanti che possono fungere da stimolo per l’insorgenza della dissezione come ad esempio l’infiammazione generalizzata o un intenso eser izio fisico. “Nello specifico, la SCAD si associa principalmente a due condizioni quali il peripartum e la displasia fibromuscolare – fa sapere l’esperta. La dissezione coronarica è infatti la causa più comune di infarto miocardico acuto associato alla gravidanza (43%) e insorge più spesso nell’ultimo trimestre o nell’immediato peripartum. Gli squilibri ormonali legati alla gestazione sembrerebbero rappresentarne la causa principale portando ad alterazioni del connettivo vascolare. Estrogeni e potrebbero infatti favorire alterazioni strutturali all’interno della parete del vaso, causandone il progressivo indebolimento.  Nel corso dell’ultimo decennio, l’imaging intracoronarico ha rappresentato una svolta decisiva per porre diagnosi di SCAD, soprattutto nei casi dubbi”.

Studiare le arterie è più semplice grazie alla tecnologia

Non solo per questo specifico quadro, ma più in generale per seguire meglio i pazienti e arrivare ad un trattamento personalizzato, la possibilità di studiare fin nei particolari più fini quanto accade nella parete dell’arteria e sulla stessa appare fondamentale per il futuro. “Grazie alle strategie di imaging intracoronarico ad alta risoluzione - commenta Francesco Prati, Presidente della Fondazione Centro per la Lotta contro l’Infarto – è possibile pianificare strategie sempre più mirate e personalizzate per la cura delle patologie cardiovascolari. Numerosi studi retrospettivi hanno documentato che la maggioranza delle placche responsabili di eventi coronarici acuti sono di grado lieve alla valutazione angiografica basale. Pertanto, la sola coronarografia non è uno strumento affidabile per l’identificazione delle stenosi a rischio di instabilità. Studi recenti hanno dimostrato che l’occlusione trombotica dopo la rottura di un ateroma ricco di lipidi con un nucleo necrotico coperto da un sottile strato fibroso di tessuto intimale (il cosiddetto “fibroateroma a capsula sottile”, TCFA) sia la più comune causa di infarto acuto e morte per cause cardiache. Conseguentemente sono stati condotti numerosi studi prospettici con tecniche di imaging intravascolare, al fine di rilevare in vivo le caratteristiche delle placche coronariche ad alto rischio. Tra questi, lo studio CLIMA recentemente ha arruolato 1.003 pazienti sottoposti a OCT dell’arteria discendente anteriore sinistra nel contesto di coronarografia clinicamente indicata. La ricerca ha ampliato le conclusioni raggiunte da studi precedenti, sottolineando l’importanza clinica dell’infiammazione locale, valutata dalla presenza di macrofagi e dallo spessore del cappuccio fibroso, come caratteristica aggiuntiva d’alto rischio, oltre alla presenza ed all’estensione dei componenti lipidici.

 

(FM)