Dopo il parto, attenzione al cuore

Per le donne che hanno avuto problemi durante la dolce attesa, consigliabile un monitoraggio di sei settimane dopo il lieto evento. Lo dice una ricerca americana condotta su oltre 50 milioni ricoveri collegati alla gravidanza

Dopo il parto, attenzione al cuore

Nel periodo che segue immediatamente il parto, meglio controllare il cuore della mamma se ci sono stati problemi in gravidanza. È il consiglio che viene da una ricerca dell’Università dell’Illinois di Chicago, pubblicata su “Circulation: Heart Failure”: a rischio sarebbero in particolare le sei settimane successive al parto. L’indagine ha preso in esame oltre 50 milioni di ricoveri correlati alla gravidanza, in un periodo compreso tra il 2001 e il 2011.

La ricerca prende il via da un dato incontrovertibile: negli Usa lo scompenso cardiaco rappresenta la principale causa di patologia materna e di morte, con un tasso di decessi legati a questa causa che sarebbe raddoppiato tra il 1987 e il 2011. Stando alla ricerca, il rischio di complicanze di questo tipo sarebbe più elevato nelle donne che presentano altre condizioni patologiche, come cardiomiopatie, vizi valvolari, ipertensione e diabete mellito. Sia chiaro: la prevalenza dei ricoveri per scompenso cardiaco post-partum è dell’ordine dello 0,1-0,2%. Ma i tassi di scompenso cardiaco prima del parto sarebbero cresciuti al ritmo di quasi il 5 per cento l’anno nel periodo considerato, probabilmente in correlazione con la presenza di fattori di rischio cardiovascolari, come diabete gestazionale, ipertensione, fumo. Per questo l’identificazione precoce delle donne a rischio di scompenso, prima e dopo il parto, consente di intervenire per tempo e prevenire il problema. In particolare, una sorveglianza delle mamme a rischio, soprattutto nelle sei settimane che seguono la nascita del bebè, sarebbe importante, specialmente se condotta da un team multispecialistico.