La mammografia dirà se c’è un maggior rischio di infarto

Per ora è solo un’ipotesi apparsa su Circulation. La presenza di calcificazioni nelle arterie del seno potrebbe indicare rischi anche per le coronarie

La mammografia dirà se c’è un maggior rischio di infarto

Individuare delle aree di calcificazione nelle arterie della mammella durante una mammografia di screening per il tumore è frequente. Si stima che più di una donna su dieci, sottoposta al controllo, presenti un quadro di questo tipo. Quello che non si conosce, tuttavia, è il significato che questo reperto può assumere non tanto in senso oncologico, quanto sotto l’aspetto del rischio cardiovascolare. In questo senso va una ricerca apparsa su un numero speciale della rivista Circulation, dedicato alle patologie cardiache al femminile. Lo studio è stato condotto da Quan M. Bui e Lori B. Daniels dell’Università della California di San Diego e fa ipotizzare che proprio l’analisi della mammografia e la presenza di calcificazioni potrebbe diventare un metodo per individuare le donne a maggior rischio di problemi legati ai deficit circolatori all’interno delle arterie coronariche, che possono quindi riflettersi sul rischio per il cuore. In termini generali, la presenza di depositi di calcio nei vasi della mammella rilevabili con l’esame mammografico appare più frequente in chi soffre di diabete, in chi è più avanti con gli anni, in chi soffre di patologie renali croniche e in chi ha già avuto problemi cardiovascolari.

I consigli per i radiologi

Stando a quanto riporta la ricerca, insomma, occorre considerare con grande attenzione la presenza di calcificazione arteriosa nel contesto del seno. Basta che ce ne siano anche in una sola ghiandola mammaria per accrescere i pericoli di andare incontro ad un’ischemia cardiaca e di iniziare il percorso verso lo scompenso. Il motivo? Probabilmente questa rilevazione potrebbe indicare una situazione particolare delle arterie, che vedono la loro parte più interna meno in salute e diventano più rigide e meno in grado di reagire a fenomeni legati all’ipertensione. Il consiglio dei due esperti è quindi chiaro: occorre che sui referti delle mammografie venga inserita una particolare sezione che indichi, quando presenti, eventuali calcificazioni delle arterie. Non solo. Pur se l’ipotesi di valutare attraverso lo studio di questi vasi un possibile rischio per quelli che irrorano il cuore nasce solamente da evidenze passate e mancano ricerche specifiche per dare un peso a questo parametro in termini di rischio futuro, il semplice riscontro di questo quadro dovrebbe essere spiegato alla donna. In questo modo, oltre a dare il via ad un eventuale percorso di screening anche per il cuore, si potrebbe dimostrare direttamente l’impatto della malattia, con evidenti ripercussioni positive in termini di prevenzione mirata per chi è a rischio.

 

(FM)