Menopausa precoce, come scoprire le donne a rischio infarto

Il calo della protezione degli estrogeni favorisce la comparsa di problemi cardiovascolari. Test sulle cellule del sangue potrebbe svelare chi rischi di più

Menopausa precoce, come scoprire le donne a rischio infarto

Si sa. Si sa da tempo che in età giovanile, a meno che non esistano particolari predisposizioni,  la cardiopatia ischemica con le sue conseguenze, prima tra tutte l’infarto, interessa molto più gli uomini che le donne. Ed è altrettanto acclarato che, con il passare degli anni, la popolazione femminile tende a superare in termini di mortalità per cardiopatia ischemica quella maschile. Semplicisticamente, questo “spostamento” in termini di rischio che si ha con l’età viene fatto risalire al mutamento ormonale che, progressivamente, si ha con il termine della vita fertile. Se è quindi evidente che nelle donne che vanno incontro precocemente alla menopausa tutti questo processo potrebbe anticiparsi, è altrettanto chiaro che occorrono dati scientifici precisi per definire cosa può accadere e come identificare le donne con menopausa precoce da seguire con maggior attenzione sotto il profilo cardiovascolare. Proprio su questo fronte arriva una ricerca particolarmente importante, che rivela come il controllo di specifiche cellule del sangue potrebbe aiutare a comprendere quali sono le donne a maggior rischio. Lo studio, coordinato da Pradeep Natarajan, è stato condotto all’Università di Harvard ed è apparso sulla rivista Circulation.  I ricercatori hanno preso in esame i campioni di sangue di quasi 11.500 donne in post-menopausa raccolti attraverso la Banca Dati UK Biobank e di oltre 8000 donne in post-menopausa (età compresa tra 50 e 79 anni) della U.S. Women's Health Initiative (WHI). In questa popolazione il 2,1 per cento delle donne era andato incontro a menopausa precoce naturale e il 4,5 per cento: negli anni di osservazione da 10 a 13, si sono verificati rispettivamente 473 e 1146 nuovi casi di malattia coronarica. Nell’intera popolazione in esame è stato eseguito uno speciale test mirato a valutare la presenza di un’ematopoiesi clonale, ovvero di ricerca di specifiche cellule prodotte dal sangue, che non viene osservata con i comuni test di laboratorio.

Cosa emerge dallo studio

La ricerca dimostra chiaramente un rapporto tra la presenza di ematopoiesi clonale e menopausa prematura, con una presenza del quadro specifico in particolare nelle donne con menopausa precoce naturale. D’altro canto, l’ematopoiesi clonale risulta associata con una probabilità del 36 per cento maggiore di sviluppare patologie delle arterie coronariche e relativa insorgenza di cardiopatia ischemica. Addirittura, in caso di presenza di elevati livelli nel sangue di ematopoiesi clonale, il rischio appare aumentato anche del 48 per cento. Questa osservazione appare di grande importanza soprattutto in chiave di prevenzione e controllo dei fattori di rischio cardiovascolari, con la necessità di sviluppare percorsi specifici per le donne che entrano precocemente in menopausa e che presentano alterazioni del parametro, con conseguente maggior rischio di fenomeni infiammatori che potrebbero influire sul benessere cardiovascolare. L’ematopoiesi clonale è caratterizzata dalla presenza di un clone (cioè una particolare popolazione cellulare) in persone che non presentano altre alterazioni agli esami del sangue ed è comune soprattutto negli anziani. Esistevano già dimostrazioni del potenziale rapporto tra questa situazione e la comparsa di aterosclerosi, anche se non ci sono certezze particolari sui meccanismi che legano i due fenomeni. La menopausa precoce è una condizione di esaurimento dell'attività ovarica che insorge prima dei 40 anni ed interessa circa l'1% delle donne. In questo caso si ha un maggior rischio di andare incontro ad alcune delle complicanze a lungo termine del deficit estrogenico.

 

(FM)