Nelle donne è migliore la prognosi dopo infarto “giovanile”

Prima della menopausa peserebbe in positivo la protezione degli estrogeni sul rischio di nuovi attacchi cardiaci. A dirlo una ricerca italiana

Nelle donne è migliore la prognosi dopo infarto “giovanile”

Si dice spesso che dopo un infarto le donne possono correre i rischi maggiori, ed in effetti le ricerche sembrano confermare questo dato. Così come va detto che, a partire da una certa età, la mortalità per cause cardiovascolare tende a salire soprattutto nel sesso femminile, visto che viene a mancare la naturale presenza dell’”ombrello estrogenico”, ovvero quella protezione ormonale che sembra preservare il gentil sesso dagli attacchi di cuore fino alla menopausa. Fatte queste necessarie precisazioni, occorre comunque porsi una domanda: visto che l’infarto si può manifestare anche prima del termine della vita fertile, quindi in età giovane, ci sono differenze tra uomo e donna? La questione è stata dipanata da una ricerca tutta italiana molto interessante, che ha avuto ampia risonanza al recente congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC), e dimostra che le donne in premenopausa hanno risultati a lungo termine buoni dopo un attacco di cuore. L’indagine, coordinata da Diego Ardissino dell’Università di Parma, ha preso come base delle conoscenze le informazioni derivanti dallo Studio genetico italiano sull’infarto miocardico precoce (Italian Genetic Study of Early-onset Myocardial Infarction che ha preso in esame 2000 persone (poco meno di 1800 maschi e 222 donne) giunte in ospedale per attacco di cuore prima dei 45 anni di età. L’indagine ha rilevato i dati ottenuti in 125 unità coronariche di tutta Italia,  nel periodo a cavallo tra il 1998 e il 2002, considerando come obiettivi finali i nuovi infarti, la comparsa di ictus o il decesso per cause legate a problemi circolatori. Le persone inserite nello studio sono state seguite per circa venti anni.

Il ruolo degli ormoni femminili

I risultati della ricerca mostrano in primo luogo che le donne, nel periodo di monitoraggio, sono andate incontro ad eventi come nuovi infarti, ictus o simili in misura inferiore rispetto ai maschi. In particolare condizioni di questo tipo si sono osservate nel 25,7 per cento della popolazione femminile rispetto al 37 per cento osservato negli uomini. In particolare, scomponendo i dati, si è visto che un nuovo infarto è comparso solo nel 14,2 per cento delle donne contro il 25,4 per cento dei maschi, mentre per l’ictus, comunque meno frequente in assoluto, la situazione appare rovesciata, con una maggior presenza delle lesioni vascolari nel gentil sesso. Spiegare questi risultati non è semplicissimo, anche se gli attacchi di cuore in età giovanile, prima della menopausa, possono riconoscere meccanismi diversi nei due sessi. Paiono confermarlo le osservazioni ottenute nel corso dell’angiografia delle arterie coronariche al momento del ricovero: nelle donne le arterie sane erano più frequenti rispetto a quelle degli uomini, pur se presentavano anomalie come la dissezione delle coronarie stesse (in pratica uno “sfaldamento” interno della parete) in misura maggiore. Tra le curiosità che emergono dalla ricerca e fanno riflettere anche lo studio italiano conferma come in genere la prevenzione farmacologica per preservare da un secondo evento cardiovascolare maggiore sia più “attenta” al maschio: gli uomini avevano maggiori probabilità rispetto alle donne di avere prescritti farmaci protettivi nei confronti dei fattori di rischio. Nonostante questo, gli uomini sono a maggior rischio di un nuovo infarto dopo il primo, quando questo è comparso ben sotto i 50 anni. Ma soprattutto le donne che subiscono un attacco cardiaco a esordio precoce tendono ad avere esiti più favorevoli negli anni rispetto agli uomini.

(FM)