Più attenzione al cuore se c’è l’ovaio policistico

Le donne che soffrono della sindrome dovrebbero essere seguite con cura sotto il versante della salute cardiovascolare

Più attenzione al cuore se c’è l’ovaio policistico

Le stime dicono che circa una donna su dieci in età riproduttiva presenta, sia pure se con intensità e gravità diverse, la sindrome dell’ovaio policistico. Si tratta infatti del più frequente quadro con ricadute ormonale delle donne in età riproduttiva, può provocare disagi importanti e si manifesta con mancanza o ritardi (40- 60 giorni) delle mestruazioni, infertilità, obesità, irsutismo, cioè comparsa di peli  e acne. Ma c’è un aspetto che non va sottovalutato. Queste donne dovrebbe prestare maggior attenzione al cuore ed ai fattori di rischio cardiovascolari perché potrebbero avere un maggior rischio di sviluppare patologie cardiovascolari e altri problemi del metabolismo come il diabete, legati anche all’obesità e al sovrappeso. A segnalarlo, ricordando che il rischio pare “accendersi” con sicurezza dopo i trent’anni è una ricerca apparsa su European Journal of Preventive Cardiology,  coordinate da Claire Oliver-Williams dell’Università di Cambridge, che peraltro ricorda come le buone abitudini di vita, a partire da un’alimentazione ricca in vegetali per arrivare fino ad una regolare attività fisica, possano contrastare i possibili pericoli futuri. La ricerca ha preso in esame oltre 60.000 donne sottoposte a trattamenti di fecondazione assistita tra il 1994 e il 2015. Il 10,2 per cento di esse soffriva di sindrome dell’ovaio policistico. Il monitoraggio è andato avanti mediamente per nove anni, durante i quali il 4,8 per cento della popolazione totale in studio ha sviluppato malattie cardiovascolari. analizzando le differenze tra le donne con ovaio policistico e le altre si è visto che nel primo caso il rischio di sviluppare problematiche a carico di cuore e vasi era maggiore del 19 per cento. Ciò che più colpisce è il fatto che mentre dopo i 50 anni il rischio non è risultato accresciuto, il maggior aumento di rischio si è osservata nella popolazione tra i 30 e i 50 anni.

Trasformazioni da monitorare?

Il ginecologo, insomma, deve allearsi con il cardiologo per un ottimale controllo del rischio cardiovascolare nelle donne che presentano sindrome dell’ovaio policistico. Non è la prima volta che si lancia un appello di questo tipo, dalla parte della salute femminile. Qualche tempo fa osservazioni simili erano giunte da uno studio coordinato da Rosanna Apa, dell’Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università Cattolica di Roma, realizzato in collaborazione con l’Istituto di Cardiologia dell’Ateneo, pubblicato sulla rivista Fertility & Sterility.  La ricerca metteva in luce proprio come la sindrome dovesse far accendere un “luce” in termini di prevenzione cardiovascolare, considerando uno specifico parametro, l’espansione di una peculiare sottopopolazione di linfociti T, particolari globuli bianchi, osservata in pazienti con angina instabile. I ricercatori dell’Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica della Cattolica, partendo da questo dato, hanno studiato la presenza di questi linfociti in donne affette da ovaio policistico e in un gruppo di controllo di donne sane, riscontrando che questi linfociti sono significativamente più numerosi nelle donne malate rispetto ai controlli. Da lì l’ipotesi di una prevenzione mirata e un maggior controllo del peso per le donne affette da questa patologia.