Sulle Ande il cuore è più forte per l'ipertensione polmonare

Come si può vivere ad alta quota? L’analisi dei geni e del cuore delle popolazione andine svela i segreti del cuore che “resiste”. Il segreto nel ventricolo destro più robusto

Sulle Ande il cuore è più forte per l'ipertensione polmonare

Probabilmente non siete mai stati a Villacamba. E’ un villaggio sulle Ande dove si diventa con grande facilità “superanziani”, tanto che per gli antropologi questo centro è diventato una sorta di “segreto” cui “rubare” i misteri del sano invecchiamento. Le caratteristiche di questo villaggio sono una temperatura di ventitrè gradi per quasi tutto l’anno, un’umidità ambientale del sessanta per cento, l’assenza di qualsiasi inquinamento atmosferico. L’altitudine sembra giocare un ruolo importante nel processo dell’invecchiamento, tanto che quasi tutti i popoli “longevi” vivono in zone che si trovano oltre i mille metri sul livello del mare, in Caucaso o sulle Ande. Altrettanto importante  per il mantenimento della salute appare anche il largo uso della canna da zucchero. Ci sono studi che dimostrano come gli anziani di queste zone, sottoposti alla prova da carico con glucosio (un test che si fa per valutare la capacità di risposta alla rapida somministrazione di zuccheri ed è utile soprattutto in caso di diabete)  reagiscono con un’elevatissima capacità di bruciare i carboidrati, simile a quello che si riscontra nei giovani sportivi dei paesi industrializzati. Insomma, pur tralasciando il caso Villacamba, appare di grande interesse andare a ricercare le caratteristiche genetiche e soprattutto la robustezza dell’apparato cardiocircolatorio in chi vive ad alte quote, in relativa carenza di ossigeno. E’ ciò che hanno fatto alcuni studiosi dell’Università Emory, che hanno pubblicato il resoconto delle loro ricerche su Science Advances.

Il ventricolo destro è più robusto

Gli scienziati americani hanno esaminato il patrimonio genetico di una serie di popolazioni che vivevano in Perù migliaia di anni fa confrontandolo con quello di persone della nostra epoca, partendo da un punto di vista già assodato: recenti studi in Tibet hanno dimostrato che  proprio nei geni sta la chiave della capacità di chi vive tra quelle montagne di sopportare gli sforzi grazie ad un maggior utilizzo dell’emoglobina. Ma nelle Ande la situazione appare diversa. La chiave della resistenza sarebbe da ricercare in un particolare gene chiamato Dst che è in grado di stimolare il ventricolo destro a svilupparsi di più. In pratica, si crea una sorta di ipertensione polmonare che, se per noi è una patologia, da quelle parti aiuta a sopportare la carenza di ossigeno. Dalle nostre parti questa situazione, nelle sue forme gravi, viene considerata una malattia che si manifesta inizialmente con capogiri inspiegabili, difficoltà di respiro, grande stanchezza gonfiore alle caviglie. La situazione colpisce polmoni e cuore ed è  caratterizzata da un aumento della pressione nelle arterie polmonari.