Un’operazione impegnativa da anziani aumenta il rischio di ictus “silenzioso”

Una persona su 14, dopo i 65 anni, dopo un intervento chirurgico significativo andrebbe incontro ad un ictus del tutto impercettibile ma visualizzabile alla risonanza magnetica. A dirlo è una ricerca apparsa su The Lancet

Un’operazione impegnativa da anziani aumenta il rischio di ictus “silenzioso”

Si sa. In caso di ictus, l’importante è muoversi rapidamente e portare la persona colpita immediatamente al pronto soccorso. In questo modo si risponde al bisogno ormai accertato di dare prima possibile le cure più indicate per ogni singolo caso, perché “il tempo è cervello”. In genere i segnali d’allarme sono chiari, dalla paralisi improvvisa di un’area del corpo fino a difficoltà a muoversi o a parlare o a mantenere l’equilibrio. Ma ci sono casi in cui la lesione cerebrale non si manifesta: o meglio, si crea un “microinfarto” a carico di una determinata area del cervello, ma i segnali sono praticamente impercettibili, pur se i danni sono evidenti ad un controllo diagnostico accurato. In queste situazioni si parla di ictus “silente”. Purtroppo ora si sa che negli anziani anche un intervento chirurgico particolarmente impegnativo, pur senza che questo interessi l’albero vascolare, il cuore o il cervello, può aumentare i rischi che si verifichino queste lesioni cerebrali. Non solo: l’entrata in sala operatoria può essere più facilmente correlata ad un maggior rischio di sviluppare degenerazioni cognitive nei mesi successivi all’incontro con il “bisturi” del chirurgo. A segnalare il rischio è un’importante ricerca, chiamata NeuroVISION, pubblicata su The Lancet. Stando allo studio, condotto da scienziati canadesi coordinati da P.J Deveraux, cardiologo all’Hamilton Health Sciences (HHS), non si tratta certo di un’evidenza da non sottolineare. Se è vero che annualmente circa una persona su 200 di età superiore ai 65 anni va incontro ad ictus cerebrale clinicamente evidente nell’anno seguente ad un intervento chirurgico particolarmente serio, infatti, la ricerca dimostra chiaramente che il pericolo di ictus “sommerso” o di sviluppo di demenza è particolarmente elevato in chi viene operato. Addirittura quest’ultima evenienza sarebbe addirittura raddoppiata in chi viene operato rispetto a quanti stanno fuori dal blocco operatorio.

I risultati fanno riflettere

“Abbiamo scoperto che gli ictus “coperti” e silenziosi sono attualmente più frequenti che quelli chiaramente riconoscibili nelle persone di 65 anni o più che vanno incontro ad un intervento chirurgico – è la conclusione dell’esperto che è anche docente alla McMaster University”. Stando all’analisi, che ha preso in esame 1114 pazienti di età uguale a superiori a 65 anni reclutati in 12 centri in tutti i continenti esclusa l’Africa,  una persona su 14 sottoposta a chirurgia elettiva (quindi non in urgenza) e che non prevedeva il coinvolgimento del cuore andrebbe incontro a un ictus silente. Lo studio NeuroVISION ha previsto che i pazienti reclutati nell’indagine fossero sottoposti a Risonanza Magnetica cerebrale entro nove giorni dall’operazione e poi seguiti per un anno dopo l’intervento per la valutazione delle capacità cognitive. I risultati dimostrano che i soggetti che andavano incontro a microinfarti, rilevati alla Risonanza Magnetica ma non clinicamente apprezzabili, andavano più facilmente incontro a declino cognitivo ed avevano un maggior rischio di un vero e proprio ictus rispetto a quelli che invece non presentavano lesioni, sia pure non clinicamente significative, a carico del cervello. Lo studio, quindi, mette in guardia sui possibili rischi correlati ad operazioni particolarmente impegnative da condurre negli anziani e sulla necessità di seguire questi soggetti anche sotto l’aspetto neurofisiologico e cognitivo. Ma soprattutto conferma un dato che si sospettava: le lesioni vascolari cerebrali, specie se non sono evidenti clinicamente, rischiano di non essere riconosciute e quindi sottovalutate. Il declino cognitivo che segue un intervento chirurgico, invece, andrebbe sempre considerato come rischio possibile.

 

(FM)