Sonnolenza di giorno, cuore a rischio per chi soffre di Osas

In chi soffre di sindrome delle apnee ostruttive del sonno (Osas) ed ha spesso sonno di giorno, crescerebbe il rischio di malattia cardiovascolari

Sonnolenza di giorno, cuore a rischio per chi soffre di Osas

La sonnolenza diurna, che porta a chiudere le palpebre frequentemente durante la giornata, potrebbe essere una discriminante per capire chi è a maggior rischio di problemi cardiovascolari tra le persone che soffrono di apnee ostruttive nel sonno  (Osas). A lasciar trapelare questa ipotesi, di grande interesse pratico considerando che la sindrome interessa dal 2 al 6 per cento della popolazione adulta, è una ricerca apparsa su American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine. Lo studio è stato coordinato da Diego R. Mazzotti, dell’Università della Pennsylvania. Gli scienziati hanno voluto dividere gli oltre 1200 partecipanti alla ricerca in base a specifiche caratteristiche, raggruppando cioè sottotipi diversi di pazienti in base ai sintomi predominanti. In particolare sono stati considerati soggetti con Osas da moderata a grave, divisi in quattro gruppi: si è partiti da chi aveva solo il sonno disturbato per giungere agli eccessivamente sonnolenti di giorno, passando per chi aveva pochi sintomi diurni e chi risultava moderatamente sonnolento. I pazienti, raccolti all’interno dello Sleep Heart Health Study, avevano 40 o più anni e sono stati seguiti per poco meno di 12 anni. A particolare rischio, secondo la ricerca, sono i soggetti che si “appisolano” continuamente di giorno: stando ai dati raccolti avrebbero un rischio aumentato di vedersi diagnosticato uno scompenso cardiaco e pressoché doppio di andare incontro a gravi eventi cardiovascolari come infarto, ictus, morte per malattia cardiaca o appunto scompenso.

Cosa sono le Osas

Non c’è solo il russamento a definire chi soffre di Osas. Il quadro si caratterizza per il classico rumore notturno, che risulta però interrotto da pause respiratorie (apnee), ed eccessiva sonnolenza diurna, a cui si possono associare risvegli con sensazione di soffocamento, sonno “frammentato” e non ristoratore. Il problema interessa soprattutto i maschi mentre le donne ne sono colpite soprattutto dopo la menopausa. Sul fronte della prevenzione è fondamentale il controllo del peso visto che l’obesità rappresenta il più importante e noto fattore di rischio per sviluppare apnee ostruttive nel sonno. Il restringimento e la conseguente occlusione delle vie aeree superiori durante il sonno, che costituiscono i fattori determinanti dell’ Osas, possono però essere dovuti anche ad alterazioni anatomiche, per esempio alterazioni nella conformazione cranio-facciale. La persona che ha tante di queste carenze di ossigeno, infatti, corre maggior rischi di andare incontro a problemi cardiovascolari, primo tra tutti l’ipertensione. A confermarlo sono le registrazioni effettuate con una sorta di “elettroencefalogramma del sonno”, chiamato in termini tecnici polisonnografia. Durante e al termine di ogni apnea ostruttiva si verificano importanti modificazioni della dinamica cardiocircolatoria: la pressione arteriosa sistemica si riduce all’inizio dell’apnea per poi aumentare progressivamente fino a raggiungere valori molto elevati al termine di ogni apnea. Inoltre per effetto delle apnee si riduce il livello di ossigeno del sangue per cui il cuore deve pompare con più forza. Quando questo disturbo si protrae per molto tempo si possono manifestare ipertensione arteriosa, aritmia cardiaca, scompenso cardiaco, ipoventilazione polmonare. Come se non bastasse, il russatore affetto da apnee notturne non raggiunge mai il sonno profondo e quindi ha una tipica sonnolenza diurna che può avere gravi ripercussioni sulle sue normali attività, oltre a creare problemi specifici per mantenersi “svegli” durante la giornata.

 

(FM)