Non solo bisturi per l’aneurisma dell’aorta addominale

Il New England Journal of Medicine “battezza” la sostanziale parità nei risultati tra l’intervento non invasivo e la classica operazione. Buoni i risultati anche a distanza

Non solo bisturi per l’aneurisma dell’aorta addominale

Chi si diverte a ricordare le gesta di chi ha combattuto la seconda guerra mondiale per mare ha sicuramente presenti gli U-boot, i sottomarini tedeschi. Erano silenziosissimi, difficili da individuare e capaci di colpire con estrema decisione le unità navali attaccate. Anche nell’organismo umano, fatte le dovute proporzioni, c’è qualcosa di simile: è la rottura dell’aneurisma dell’aorta addominale, un rigonfiamento patologico della parete arteriosa che spesso non dà segni della sua presenza e, quando l’arteria si lacera, può condurre a morte se non trattato. Le statistiche dicono che ogni anno circa seimila persona muoiono per questa cause. Si tratta soprattutto di anziani ed i fattori di rischio più comuni sono l’ipertensione e il fumo. Un’ecografia dell’addome potrebbe mettere sul chi vive e, in caso di lesioni particolarmente grandi o a rischio di rottura, consentire di procedere al trattamento più indicato. Su questo fronte, arriva dalle pagine del New England Journal of Medicine una novità importante: le procedure endovascolari, sarebbe altrettanto efficace, nel tempo, rispetto all’intervento chirurgico classico, che prevede di usare il bisturi “aprendo” l’addome per poi sistemare la lesione. La ricerca è stata condotta dall’equipe coordinata da Julie Ann Freischlag, della Wake Forest School of Medicine, a Winston-Salem, e professore di chirurgia vascolare ed endovascolare. 
rare a lungo.

La scelta della cura va fatta caso per caso

Lo studio ha preso il via quasi vent’anni fa, nel 2002, ed ha compreso poco meno di 900 pazienti in 42 ospedali con aneurisma dell’aorta addominale del tutto asintomatico, quindi scoperto con un controllo casuale. I pazienti sono stati poi avviati, secondo uno schema randomizzato, verso l’intervento chirurgico classico o l’endoprotesi posizionata con una sonda. Il monitoraggio è poi proseguito per 14 anni. In termini generali i risultati sono stati pressochè sovrapponibili nei due gruppi di trattamento, pur se con alcune variazioni in termini temporali: nei primi anni la sopravvivenza pareva a vantaggio del gruppo con la protesi immessa senza intervento, poi si è spostata a favore dell’operazione per poi ritornare praticamente simile. C’è però una differenza da sottolineare: in genere, tra i giovani la sopravvivenza è apparsa superiore dopo trattamento con endoprotesi inserita nel vaso, mentre negli anziani si è visto il contrario.

Come si fa il trattamento

Fino a qualche anno fa l’unica opzione terapeutica proponibile al paziente con aneurisma dell’aorta addominale era rappresentata dall’intervento chirurgico classico di aneurismectomia (eliminazione del rigonfiamento) ed innesto di una protesi. Lo studio conferma la bontà della tecnica chirurgica endovascolare mininvasiva, anche in anestesia periferica, che comporta l’inserimento di una endoprotesi, costituita da un tubo in materiale sintetico, normalmente poliestere, con uno scheletro in metallo, attraverso piccole incisioni a livello dell’inguine. Il dispositivo viene posizionato, navigando all’interno dell’aneurisma, grazie a un catetere di rilascio che contiene al suo interno l’endoprotesi stessa, rimosso al termine dell’intervento. Questa procedura, che può essere attuata in molti casi e consente di personalizzare il trattamento sulla base delle caratteristiche della lesione e di estendere l’indicazione al trattamento chirurgico anche a quei pazienti con elevati fattori di rischio. Quando viene posizionata permanentemente nell'aorta, l’endoprotesi allevia la pressione sanguigna consentendo al sangue di fluire senza spingere sull'arteria fragile.

 

(Federico Mereta)