Coronavirus Sars-COV-19 e cuore: un rischio da non sottovalutare

Gli esperti dell’American College of Cardiology stilano una serie di consigli per il nuovo virus della polmonite. Per i cardiopatici importanti le vaccinazioni

Coronavirus Sars-COV-19 e cuore: un rischio da non sottovalutare

Mettere a punto cure su misura per ogni singolo paziente, eventualmente aggiungendo terapie che facilitino la stabilizzazione della placca aterosclerotica presente all’interno delle arterie coronariche, che si può rompere e dar luogo ad un attacco cardiaco. Ricordare che chi è cardiopatico deve essere in regola con la protezione vaccinale, con particolare attenzione al vaccino anti-pneumococco per il rischio di infezioni polmonari secondarie, e con l’anti-influenzale, per limitare il pericolo di confondere un’eventuale quadro da coronavirus con quello, molto simile, dell’influenza. Sul fronte clinico, non bisogna dimenticare che la presenza dell’infezione da CoViD 19 può anche mascherare i sintomi di un vero e proprio infarto, quindi c’è sempre pericolo di non riconoscere un attacco cardiaco. Sono solo alcune delle avvertenze, ovviamente per gli esperti, che l’American College of Cardiology mette a disposizione in vista di un’eventuale diffusione del coronavirus che sta colpendo quasi esclusivamente la Cina, ed in particolare la provincia dello Hubei. A preoccupare i cardiologi americani sono soprattutto alcune osservazioni legate al meccanismo stesso dell’infezione che si concentra nell’albero respiratorio e può quindi interferire in termini di salute con chi soffre di malattie cardiovascolari, come chi ha avuto un infarto o un ictus cerebrale, mettendo questi soggetti a particolare rischio.

La goccia che fa traboccare il vaso

Stando alle prime analisi, un’elevata percentuale dei soggetti che hanno sviluppato l’infezione presenta una salute cardiovascolare precaria e proprio per questo i cardiologi lanciano l’allarme. Si rischia di riprodurre, su scala ancora maggiore, il rischio che si osserva durante la stagione influenzale quando una persona ad alto rischio cardiovascolare o che ha già sviluppato patologia non si protegge con la vaccinazione. Il coronavirus, così come il virus dell’influenza, presenta infatti uno specifico tropismo per le cellule dell’apparato respiratorio e quindi può influenzare, anche attraverso la risposta infiammatoria che induce, il normale afflusso di sangue ed ossigeno al cuore. L’infiammazione, fondamentale per l’organismo che deve reagire al virus, infatti induce una serie di fenomeni che in qualche modo si rivelano nocivi per il cuore: prima di tutto la tachicardia, visto che la febbre fa aumentare la frequenza del battito, ed quindi lo stress cui viene esposta la parete del cuore. Ma contano anche la possibile carenza di ossigeno, il rilascio di citochine (sostanze che inducono proprio l’infiammazione) l’eccessiva risposta del sistema nervoso simpatico ed il conseguente “stress” che si riflette anche sulla muscolatura delle arterie. Il risultato finale è semplice: se esiste una placca lungo un’arteria coronarica, questa può diventare più “instabile” e rompersi. Le sostanze che la compongono, come grassi o materiale che si liberano e quanto avviene per rimarginare la “ferita” sulla parete arteriosa possono portare ad una trombosi, con occlusione del vaso stesso e comparsa dell’ischemia. Come se non bastasse, a volte il virus potrebbe trovare spazio anche in “territori” dove invece non dovrebbe replicarsi, fuori dall’apparato respiratorio. Quando ciò accade si può verificare una miocardite, ovvero un’infiammazione del miocardio con conseguente possibile insorgenza di scompenso e aritmie anche gravi . Insomma: dagli esperti d’oltre Oceano arriva un monito importante. Non dimenticate quanto il coronavirus, se ci fosse un’epidemia, potrebbe essere pericoloso per il cuore. A segnalare il rischio, infatti, ci sono i alcuni dati preliminari. Le prime osservazioni su quanti hanno contratto la malattia dimostrano che i pazienti con patologie croniche sottostanti, in particolare a carico dell’apparato cardiovascolare, sarebbero a maggior rischio di complicazioni e mortalità legate al virus.

 

(FM)