Svelati i geni dell’aneurisma dell’aorta addominale

La scoperta è del Centro Cardiologico Monzino e dell’Università di Milano. La speranza di nuove cure per una lesione molto diffusa, che provoca almeno 6000 decessi in Italia e potrebbe essere affrontata più precocemente

Svelati i geni dell’aneurisma dell’aorta addominale

Avete presente gli U-boot? Sono quei sommergibili che, nella seconda guerra mondiale, non davano segni della loro presenza sott’acqua per poi colpire, con esiti spesso drammatici per le navi obiettivo dei siluri. Anche nel nostro organismo succede qualcosa di simile: in questo caso però il rischio è legato alla presenza di un aneurisma, una sorta di “rigonfiamento” patologico che si crea lungo un’arteria, con una parete più sottile e che si può rompere. L’aneurisma dell’aorta addominale, il grande vaso che corre all’interno della pancia, può diventare spesso sede di queste alterazioni, soprattutto nei maschi in età avanzata. Ora una ricerca italiana potrebbe rappresentare un passo avanti fondamentale nella comprensione della genesi del fenomeno. Un gruppo di ricercatori del Centro Cardiologico Monzino IRCCS e dell'Università di Milano ha infatti scoperto la “firma molecolare” dell’aneurisma dell’aorta addominale: un insieme di geni, espressi nel tessuto adiposo che circonda l’aneurisma, coinvolti nell’esordio e nella progressione della malattia. Lo studio è stato pubblicato su Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology, una delle più prestigiose riviste scientifiche in ambito cardiovascolare, ed è stato realizzato in collaborazione tra l’Unità di Immunologia e Genomica Funzionale, l'Unità di Prevenzione dell’Aterosclerosi e l’U.O. di Chirurgia Vascolare del Centro Cardiologico Monzino IRCCS.

Tutto nasce dai segreti dei geni

“Sappiamo che il tessuto adiposo che circonda i vasi sanguigni ha un ruolo rilevante nello sviluppo di molte malattie vascolari, ci siamo chiesti se avesse una funzione anche nell’aneurisma. Da qui ha preso inizio la nostra ricerca – spiega Pablo Werba, responsabile dell'Unità di Prevenzione dell’Aterosclerosi del Monzino. L’intenzione di limitare la crescita degli aneurismi agendo “dall’esterno” del vaso non è nuova e già negli anni ‘40 del secolo scorso era stato sperimentato, ma poi abbandonato, l'avvolgimento dell'aorta aneurismatica con cellophane di polietilene per limitare meccanicamente la crescita della dilatazione. Anche qualche personaggio illustre, come Albert Einstein, fu sottoposto a questo tipo di procedura. Oggi miriamo invece alla possibilità di identificare e di modulare farmacologicamente alcune alterazioni molecolari del tessuto adiposo che avvolge gli aneurismi con lo scopo di rallentare o, auspicabilmente, arrestare il loro sviluppo. È per questo fondamentale partire da una conoscenza approfondita della natura di queste alterazioni”. “Lo studio ha esaminato per la prima volta l’intero trascrittoma (l’insieme dei geni espressi) dello strato adiposo intorno all’aneurisma dell’aorta addominale e lo ha confrontato con il tessuto adiposo sano dello stesso paziente - precisa Luca Piacentini, biologo molecolare dell’Unità di Immunologia e Genomica Funzionale del Centro Cardiologico Monzino. Mai prima d’ora era stata condotta un’analisi genetica così estesa del tessuto adiposo perivascolare dell’aneurisma: l’abbiamo realizzata con un approccio “genome-wide”, una metodica che permette di analizzare tutti i geni di tutto il genoma. Abbiamo così osservato differenze nell'espressione di oltre 300 geni nel tessuto adiposo malato e notato che queste differenze aumentano di numero e di grado con l'aumentare del diametro dell’aneurisma. Una firma molecolare specifica, dunque, che identifica il tessuto malato e lo differenzia da quello di altri depositi di grasso. Lo studio ci suggerisce, in particolare, che questa combinazione di geni dall’espressione alterata è determinate non solo nell’esordio ma anche nella progressione della malattia”.

Nuove cure per il futuro?

Lo studio rafforza indicazioni precedenti che vedono nella patologia una genesi autoimmunitaria, come evidenzia Gualtiero Colombo, responsabile dell’Unità di Immunologia e Genomica Funzionale: “i risultati suggeriscono che una risposta immunitaria anomala nel tessuto adiposo perivascolare è centrale per la formazione e la progressione dell’aneurisma. Si tratta di un’indicazione preziosissima perché, insieme alla firma molecolare, fa prospettare la possibilità di percorsi diagnostici personalizzati e apre la strada allo sviluppo di approcci terapeutici specifici, anche alternativi alla chirurgia. Tutto questo pone le basi che, crediamo, potranno permettere di arrivare a un trattamento veramente efficace per questa malattia, troppo spesso sfuggente, responsabile solo in Italia di almeno 6.000 morti ogni anno”. “Al momento - aggiunge Rita Spirito, responsabile coordinamento dell’attività clinico-scientifica dell’U.O. di Chirurgia Vascolare dell’IRCCS milanese- i trattamenti disponibili per l’aneurisma dell’aorta addominale sono la chirurgia tradizionale “a cielo aperto” con riparazione del vaso dilatato grazie all’inserimento di una protesi di materiale sintetico, e l’intervento endovascolare minivasivo, che permette di riparare il tratto di aorta danneggiato tramite un’endoprotesi (stent graft), inserita attraverso un’arteria periferica e fatta risalire tramite catetere fino a raggiungere l’aneurisma. La nostra scoperta segna un passaggio che potrebbe davvero aprire le porte alla ricerca di nuove modalità per intervenire nella formazione e nell’evoluzione degli aneurismi dell’aorta addominale”.

 

(FM)