Ictus, si muore di meno, ma aumenta tra i giovani

I dati inglesi su dieci anni di osservazione dimostrano che le cure funzionano sempre meglio, ma che occorre più prevenzione perché i casi crescono sotto i 55 anni

Ictus, si muore di meno, ma aumenta tra i giovani

I progressi delle cure nell’ictus cerebrale, che oggi permettono di contrastare l’evoluzione della lesione specie se il trattamento avviene nelle primissime ore dall’inizio dei sintomi, ci hanno permesso di ridurre la mortalità. Ma c’è ancora tanta strada da fare sul fronte della prevenzione, soprattutto tra chi è più giovane. E’ un quadro in chiaroscuro quello che viene dall’Inghilterra ed è tratteggiato da una ricerca presentata sul British Medical Journal, che ha preso in esame i dati relativi agli ictus cerebrali nei primi dieci anni del 2000.  Le informazioni considerate dagli esperti del Nuffield Department of Population Health e dell’Università di Oxford sono moltissime: sono stati valutati 947,497 ictus, con 337,085 decessi per questa causa, in quasi 800.000 persone. I dati generali, come detto sono sicuramente incoraggianti e si legano alla maggior percezione dell’ictus da parte della popolazione oltre che al progresso delle cure in urgenza. In termini generali il numero totale di ictus è calato del 20 per cento. ancor meglio è andata sul fronte della mortalità che ha visto una diminuzione del 40 per cento. Tuttavia, a detta dei ricercatori inglesi, non si può certo cantare vittoria. A preoccupare, oltre alla quantità ancora elevata di attacchi che mettono a rischio il cervello, è soprattutto la situazione nelle persone con meno di 55 anni. In questa fascia d’età i casi di ictus aumentano e questo deve far riflettere sulla necessità di progetti mirati d’informazione per chi si sente erroneamente “fuori” dalla fascia di rischio per queste lesioni.

Uomini e donne, risposte diverse

Lo studio inglese è solo osservazionale, quindi non consente di trarre conclusioni specifiche sulle cause che potrebbero spiegare queste cifre. In ogni caso la ricerca ha preso in esame tutti i casi di ictus, mortali e non, osservati in soggetti residenti in Inghilterra tra il 2001 e il 2010. L’età media di insorgenza degli ictus è risultata di 72 anni nei maschi e di 76 anni nelle donne, con un’età media al momento del decesso legato a questa lesione di 79 anni per gli uomini e di 83 anni per il sesso femminile. Il calo della mortalità acuta per ictus è stato significativo in entrambi i sessi: negli uomini si è scesi da un tasso di mortalità di 140 per 100.000 persone nel 2001 a 74 nel 2010, per le donne da 128 per 100.000 nel 2001 a 72 nel 2010. La ricerca segnala, come detto, che a fronte di una tendenza sicuramente positiva sotto i 55 anni esiste una leggera tendenza alla crescita negli episodi cerebrali, con un aumento che raggiunge quasi il 2 per cento l’anno.

Gli ictus non sono tutti uguali

Sotto la dicitura ictus si raccolgono situazioni estremamente diverse tra loro, che vanno riconosciute per approntare cure specifiche. La lesione può infatti essere causata in primo luogo dalla chiusura di un vaso arterioso e in questo caso si parla di ictus ischemico: più o meno le lesioni cerebrali hanno questa origine in quattro casi su cinque. Possono essere coinvolti tanto le grandi arterie, come ad esempio le carotidi, così come i piccoli condotti che scorrono all’interno del cranio e irrorano specifiche zone del cervello. A causare questo fenomeno possono essere trombi presenti sulla parete dei vasi o emboli trasportati dal flusso sanguigno. L’ictus emorragico, invece si manifesta in circa il 15 per cento dei casi ed è legato alla rottura delle pareti di un’arteria che quindi perde sangue e va a comprimere il tessuto cerebrale. Tra le cause possono esserci un drastico aumento della pressione, che porta i vasi a rompersi, oppure la rottura di un aneurisma, cioè di una dilatazione patologica della parete arteriosa spesso nemmeno percepibili. Ci sono poi casi in cui si creano le cosiddette emorragie subaracnoidee, con il sangue che si accumula tra il cervello e il suo rivestimento esterno. In questi casi, quasi sempre legati alla rottura di un aneurisma, ci sono segni abbastanza tipici come fastidio alla luce, un fortissimo mal di testa con vomito, in molti malati anche perdita di coscienza.  Non bisogna infine dimenticare che, come accade per il cuore in caso di angina, possono esserci temporanee carenze di sangue al cervello che non arrivano a causare danni permanenti me debbono comunque essere riconosciute precocemente, per capire come si può anticipare il vero e proprio ictus. Si chiamano attacchi ischemici transitori (TIA), e rappresentano segnali d’allarme perché possono provocare disturbi del tutto simili a quelli dell’ictus, che magari durano solo per pochi minuti.

 

(FM)