In caso di ictus ricordate di essere FAST

La tempestività dei soccorsi è fondamentale per affrontare meglio un ictus cerebrale. Ecco i segnali che debbono mettere in allarme

In caso di ictus ricordate di essere FAST

“Time is brain”. Il tempo è cervello. Quando non arriva sangue per un certo tempo ai neuroni questi muoiono. E per quanto si possa fare con la riabilitazione, ciò che conta è arrivare il prima possibile con le cure, meglio se entro le prime tre-quattro ore dall’inizio dei sintomi. E’ questa la prima regola da tenere presente in caso di sintomi che possono far pensare ad un ictus. Arrivare presto in ospedale significa dar modo ai medici di riconoscere le cause della carenza di sangue ad una determinata area del cervello, poter mettere in atto le cure più efficaci e monitorare la situazione al meglio, all’interno di strutture dedicate che si chiamano “Stroke Units”. Come per il cuore dopo un infarto esistono le unità coronariche, così per il cervello ci sono queste sale in cui si seguono attimo per attimo la situazione generale e la salute degli organi principali. Per essere d’aiuto a chi soffre negli USA è stato creato un semplice acronimo, FAST, che indica i più comuni segnali d’allarme cui prestare attenzione.

F, ovvero Face drooping.  L’ictus può determinare alterazioni di una metà del volto. Quindi provate a chiedere di sorridere o di parlare per vedere eventuali problemi della bocca.
A, cioè Arm weakness. In caso di ictus o di attacco ischemico transitorio (Tia) la persone può avere difficoltà a sollevare il braccio sopra la testa.
S sta per Speech difficulty. In caso di ictus la persona può avere difficoltà a parlare normalmente o può pronunciare parole senza alcun senso.
T, quindi Time. In caso di presenza di uno o più di questi sintomi chiamati immediatamente il 112 per far giungere prima possibile il malato al Pronto Soccorso.

Tra gli altri segnali che debbono indirizzare verso un soccorso rapido vanno tenuti presenti: la perdita di forza non solo di un braccio, ma anche di una mano,  di una gamba o di un piede; l’assenza di sensibilità e formicolii inspiegabili, specie se colpisce solo un lato del corpo; il calo improvviso della vista, con visione annebbiata, soprattutto se interessa solamente una metà del campo visivo; perdita dell’equilibrio, difficoltà a muovere normalmente braccia e gambe e assoluta mancanza di coordinazione.

In caso di ictus ricordate di essere FAST

 

Perché viene un ictus

Sotto la dicitura ictus si raccolgono situazioni estremamente diverse tra loro, che vanno riconosciute dal medico per approntare cure specifiche caso per caso. La lesione può infatti essere causata in primo luogo dalla chiusura di un vaso arterioso e in questo caso si parla di ictus ischemico: più o meno le lesioni cerebrali hanno questa origine in quattro casi su cinque. Possono essere coinvolti tanto le grandi arterie, come ad esempio le carotidi, così come i piccoli vasi che scorrono all’interno del cranio e irrorano specifiche zone del cervello. A causare questo fenomeno possono essere trombi presenti sulla parete dei vasi o emboli trasportati dal flusso sanguigno. L’ictus emorragico, invece si manifesta in circa il 15 per cento dei casi ed è legato alla rottura delle pareti di un arteria che quindi perde sangue e va a comprimere il tessuto cerebrale. Tra le cause possono esserci un drastico aumento della pressione, che porta i vasi a rompersi, oppure la rottura di un aneurisma, cioè di una dilatazione patologica della parete arteriosa spesso nemmeno percepibili. Ci sono poi casi in cui si creano le cosiddette emorragie subaracnoidee, con il sangue che si accumula tra il cervello e il suo rivestimento esterno. In questi casi, quasi sempre legati alla rottura di un aneurisma, ci sono segni abbastanza tipici come fastidio alla luce, un fortissimo mal di testa con vomito, in molti malati anche perdita di coscienza.  Non bisogna infine dimenticare che, come accade per il cuore in caso di angina, possono esserci temporanee carenze di sangue al cervello che non arrivano a causare danni permanenti me debbono comunque essere riconosciute precocemente, per capire come si può anticipare il vero e proprio ictus. Si chiamano attacchi ischemici transitori (TIA), e possono provocare disturbi del tutto simili a quelli dell’ictus, che magari però durano solo per pochi minuti.