Non solo coronarie, perché l'aterosclerosi è una minaccia per il cuore

Occorre puntare forte sui fattori di rischio come il colesterolo elevato: anche il restringimento dei vasi delle gambe segnala un rischio maggiore di infarto

Non solo coronarie, perché l'aterosclerosi è una minaccia per il cuore

Immaginate un albero. Quando piove, la natura fa sì che il liquido arrivi in tutte le zone, anche le più lontane, per irrorare rami e foglie. Allo stesso modo, anche per la circolazione nel corpo umano accade qualcosa di simile. In caso di aterosclerosi, purtroppo, la diffusione del sangue e dell’ossigeno non è ottimale. Ed il processo tende ad essere generalizzato. Per questo bisogna sempre puntare a raggiungere il controllo dell’aterosclerosi ed in particolare dei fattori di rischio, come i valori elevati (in base al target per ogni soggetto) del colesterolo cattivo o LDL, che va portato a livelli ottimali soprattutto in chi ha già avuto un infarto o un ictus. Il messaggio è rilanciato dalla campagna “Il cuore conta su di te”, che segnala l’importanza del controllo degli elementi che mettono a rischio la circolazione in prevenzione secondaria (e non solo). “L’aterosclerosi è un processo patologico delle arterie che ne sovverte la struttura e in ultima analisi porta ad alterare la capacità di portare il sangue dove serve – spiega Giovanni Esposito, Ordinario di Cardiologia all’Università Federico II di Napoli e presidente eletto GISE (Società Italiana di Cardiologia Interventistica). Il processo porta infine alla formazione di placche in cui si depositano diverse sostanze, prima tra tutte il colesterolo. Per questo occorre una particolare attenzione a questo parametro, che deve essere monitorato con attenzione e portato a livelli ottimali anche con i farmaci, dall’associazione di più medicinali fino agli inibitori di PCSK9, che riducono le LDL a valori davvero terapeutici. Ma soprattutto occorre ricordare che l’aterosclerosi è un processo generalizzato, che può interessare tutte le arterie e non solo le coronarie, con conseguente rischio di infarto. per questo è fondamentale che le persone considerino l’obiettivo della riduzione del colesterolo in base alle indicazioni del medico, a prescindere dalla sede in cui si potrà presentare una lesione legata all’ischemia”.

Fondamentale seguire le cure

Insomma: come l’albero deve portare acqua e linfa in tutte le sue parti, così il sangue deve scorrere al meglio lungo tutto il sistema vascolare. Ma la percezione di questa necessità non è così diffusa. “tutti hanno chiaro cos’è un infarto e cos’è un ictus, ma esiste ancora una scarsa percezione della malattia periferica delle arterie, che ci manifesta come arteriopatia obliterante degli arti – precisa Esposito. Eppure anche le arterie delle gambe possono andare incontro ad aterosclerosi e quindi far considerare a rischio per infarto o ictus, con conseguente rischio di decesso. Queste situazioni possono infatti aumentare le probabilità di sviluppare ischemie cardiache e cerebrali ed il colesterolo va tenuto sotto controllo. Tuttavia, se chi ha avuto un infarto o un ictus segue con buona aderenza i trattamenti per ridurre il colesterolo, fondamentale per formare la placca, in chi soffre di arteriopatia obliterante degli arti inferiori l’aderenza alle cure indicate scende anche al 50 per cento. il trattamento che riduce il colesterolo portandolo a livelli ottimali, in questi casi, può tuttavia portare ad una riduzione di mortalità ed amputazioni del 30 per cento”. Insomma: ad ognuno, in base alle condizioni che presenta e ai rischi correlati, va indicato il trattamento più indicato per controllare i fattori di rischio ed in particolare i livelli di colesterolo LDL, specie se c’è già stato un evento cardiovascolare. Mantenere i valori di colesterolo LDL entro limiti di sicurezza è infatti uno dei primi obiettivi dell’attività di prevenzione secondaria. Per i pazienti a rischio non seguire una cura contro l’ipercolesterolemia è sempre una mossa sbagliata, aggravata dal fatto che le opportunità terapeutiche sono oggi potenziate da nuove classi di farmaci, tra le quali spiccano gli inibitori della PCSK9, che hanno dimostrato di avere un’ottima efficacia nel ridurre i livelli di colesterolo LDL (arrivando anche oltre il 50 per cento) e un eccellente profilo di tollerabilità e sicurezza.