Proteggi il cuore per ridurre il rischio di demenza

Ricerca inglese dimostra che chi controlla i fattori di rischio cardiovascolare a 50 anni corre rischi minori di deterioramento cerebrale. Lo studio è pubblicato sul British Medical Journal

Proteggi il cuore per ridurre il rischio di demenza

Ricordate il film “I magnifici sette”? Anche per il cuore ci sono sette elementi da considerare, perché sono in grado di dire quanto è alto davvero il rischio per la salute del cuore. Tre sono legati a parametri biologici, la glicemia, la pressione e il colesterolo. Quattro invece sono figli delle nostre abitudini: il fumo, l’alimentazione, l’attività fisica e il peso corporeo. Questi sette parametri possono offrire un quadro del rischio cardiovascolare, tanto da essere stati inseriti con una semplice formula nel “Life Simple 7”, un indice combinato battezzato dall’American Heart Association per valutare proprio il rischio personale di ognuno. Quello che non si sapeva, tuttavia,  è che questo parametro potrebbe diventare un metodo per individuare chi, nella mezza età, correrebbe i maggiori pericoli di andare incontro a decadimento cognitivo, tanto da poter diventare un potenziale sistema per scoprire chi è più a rischio di demenza. Ad aggiungere questo tassello alle conoscenze, confermando quanto la salute del cuore sia indissolubilmente legata a quella del cervello e non solo per la spinta che il cuore stesso dà al sangue destinato a tutto il corpo, è un’originale ricerca inglese che dimostra chiaramente come avere una buona “pagella” sulle sette materie esposte intorno ai 50 anni significhi porre le basi per una miglior protezione del cervello dal decadimento in età avanzata. Insomma: bisogna stare attenti ai “magnifici sette” con sane abitudini se si vuole preservare, in chiave preventiva la propria capacità cognitiva.

Una ricerca davvero interessante

Lo studio è stato coordinato da Séverine Sabia, che lavora all’Istituto Francese per la Salute e all’University College di Londra, ed ha preso in esame i dati relativi a poco meno di 7900 persone inglesi coinvolte a 50 anni nel Whitehall II Study. Tutti i soggetti non presentavano alcun segno di patologie cardiovascolare né di deficit cognitivi all’età di 50 anni e sono stati seguiti mediamente poi per 25 anni. Per osservare i casi di demenza sono state considerate le schede ospedaliere di ospedali, centri di salute mentali e ovviamente i certificati di morte. Sui 7899 partecipanti all’indagine, 347 hanno sviluppato demenza nei 25 anni di osservazione, con un’età media alla diagnosi di 75 anni. Sono stati presi in considerazione i principali determinati di salute ma l’attenzione si è concentrata ovviamente sulla valutazione combinata dei sette parametri presenti nel “Life Simple 7”. I risultati dimostrano che esiste una correlazione diretta tra il benessere cardiovascolare a 50 anni e il rischio di sviluppare demenza nei 25 anni successivi. In particolare, l’incidenza di demenza è risultata di 3,2 per mille persone l’anno nella popolazione con il peggior indice combinato di rischio cardiovascolare,  di 1,8 in quelli che avevano un indice di rischio calcolato in base ai sette parametri intermedio e solo di 1,3 in chi invece aveva una buona salute cardiovascolare. Sia chiaro: lo studio, come riportano gli esperti, è solo osservazionale e non consente di trarre conclusioni sul rapporto causale che legherebbe il benessere di cuore e arterie con lo sviluppo di demenza. Ma dall’indagine esce un segnale preciso. Chi protegge il proprio cuore, almeno in termini di probabilità, avrebbe un minor rischio di andare incontro a decadimento cerebrale.

 

(FM)