Sars-Cov2, il virus “trasformista” che attacca il cuore

Interessante studio mostra le diverse facce della patologia. A volte il virus “inganna” e simula un infarto

Sars-Cov2, il virus “trasformista” che attacca il cuore

Sono ancora tanti i misteri che accompagnano l’infezione da Sars-Cov2-19. E tra questi, non si possono negare le implicazioni sulla salute cardiovascolare e sulla coagulazione, visto che il virus sembra avere una spiccata tendenza ad indurre manifestazioni a carico del cuore e della coagulazione, senza limitare il suo impatto solamente all’apparato respiratorio. In questo senso, nell’ambito di una multiformità di presentazioni, occorre sempre tenere presente la capacità del virus di “ingannare” nel suo modo di manifestarsi, anche con implicazioni cardiache. Magari l’infezione si presente esattamente come un infarto, con un forte dolore dietro lo sterno, senza nemmeno che ci sia un significativo rialzo della temperatura e in assenza di tosse. Per questo occorre sempre vigilare e, in questo periodo, non sottovalutare l’importanza di tenere presenti il pericolo Covid-19. E’ questo in sintesi il messaggio che viene da un lavoro scientifico  apparso sull’edizione online della rivista scientifica Circulation e realizzato dall’equipe coordinata da Justin Fried, cardiologo dell’Università Columbia di New York. Gli esperti americani, partendo dall’osservazione dei pazienti, hanno provato a definire come si può presentare l’infezione e come il virus, in modo a volte subdolo e insospettabile, può attaccare il cuore.

Il virus, un maestro di “trasformismo”

Come dimostra lo studio, in alcuni malati ed in particolare nei giovani l’infezione virale si può addirittura presentare con un quadro di intensa difficoltà respiratoria e grave carenza di ossigeno, legata anche alla presenza di una sorta di “shock” che prende il suo avvio proprio dalle difficoltà del cuore di fare il suo dovere e per questo viene definito shock cardiogeno. In questi casi, il trattamento deve essere approntato in estrema urgenza: la ricerca parla della necessità che si è osservata di sottoporre il malato ad ECMO, (Extracorporeal Membrane Oxygenation), trattamento che in pratica fa sì che la funzione dei polmoni venga sostituita da un dispositivo che, drenando parte del sangue circolante del paziente dall’atrio destro, lo ossigena, rimuove l’anidride carbonica e lo reinfonde a livello arterioso.  Ma ci sono anche casi, come detto, in cui anche all’inizio il quadro ricorda quello dell’infarto, addirittura con alterazioni elettrocardiografiche che possono ricordare il deficit di ossigeno al cuore, e senza febbre o tosse. Ancora: l’infezione virale può diventare la “goccia” che fa traboccare il vaso di una situazione di difficoltà per il cuore che nemmeno era mai stata individuata. La ricerca riporta appunto di un soggetto che ha scoperto di avere uno scompenso cardiaco proprio in occasione della diagnosi di Covid-19 Infine, nello studio si parla del quadro cui possono andare incontro le persone che sono state sottoposte a trapianto di cuore o di altri organi e quindi seguono una terapia immunosoppressiva. Per loro è necessaria una risposta mirata. Ciò che più conta, in ogni caso, è ricordare sempre che il cuore va seguito con grande attenzione in tempi di Covid-19. E che non bisogna mai dimenticare, nel momento in cui si cercano i soccorsi, di pensare anche al benessere cardiovascolare, specie se si è a maggior rischio per la presenza di elementi come ipertensione o diabete o si è già stati colpiti da infarto o ictus. Sars-Cov2-19 può essere un “mistificatore” che inganna e che occorre tenere presente.