Se il cuore è in salute, il cervello si mantiene in forma

Controllare i fattori di rischio cardiovascolare, dall’ipertensione alla glicemia passando per il colesterolo e il sovrappeso, riduce il rischio di calo cognitivo dopo i 65. E il sangue circola meglio nei meandri cerebrali. Lo provano due studi apparsi su JAMA

Se il cuore è in salute, il cervello si mantiene in forma

Chi fa attenzione al benessere cardiaco pone le basi per mantenere in forma anche il cervello quando l’età avanza. A dimostrarlo sono due ricerche, una clinica e l’altra strumentale, che ha pubblicato la prestigiosa rivista JAMA. Il primo studio è stato condotto in Francia, su una popolazione di anziani (età media 73,7 anni) ricoverati in comunità partecipanti alla ricerca Three-City (3C). Per definire lo stato di salute dell’apparato cardiovascolare sono stati impiegati i classici parametri indicati nel punteggio Life’s Simple 7 messo a punto dall’Associazione americana dei cardiologi, l’American Heart Association.  Quali sono? Non fumare, mantenere l’indice di massa corporea a livelli di normalità (inferiore a 25 chilogrammi per metro quadrato, svolgere una regolare attività fisica compatibilmente con le proprie possibilità, avere una pressione inferiore a 120/80 millimetri di mercurio (senza trattamento), un colesterolo totale sotto i 200 milligrammi per decilitro e una glicemia a digiuno inferiore a 100 (anche in questo caso senza bisogno di trattamento). Infine, ma non poteva essere diversamente, è stata considerata come parametro positivo un’alimentazione intelligente, che rispetti i dettami della dieta mediterranea e non ecceda con le calorie. L’intera indagine è stata coordinata dagli esperti dell’Università di Bordeaux, coordinati da Cecilie Samieri.

Così il cuore impatta sul cervello

L’indagine ha preso in esame oltre 6600 persone, che sono state seguite mediamente per otto anni e mezzo, previa valutazione dei parametri sopra descritti. Il 36,5 per cento dei soggetti coinvolti è risultato ok per 2 o meno parametri, il 57,1 per cento aveva da 3 a 4 parametri in linea con le indicazioni e una percentuale più bassa di soggetti aveva da 5 a 7 parametri con “semaforo verde”. Nel periodo di osservazione è comparsa una forma di demenza in 745 persone. Ciò che più colpisce è la relazione diretta tra lo stato di salute cardiovascolare e la comparsa del deficit cognitivo. Il numero di persone che hanno sviluppato demenza è stato infatti significativamente più elevato nella popolazione che è risultata con un numero inferiori di parametri positivi in partenza rispetto a chi invece aveva un benessere cardiovascolare migliore. Addirittura sono comparsi mediamente 13,3 casi di demenza ogni 100 comparse, contro 7,1 ogni 100 in quanti avevano una condizione cardiovascolare migliore (tra 5 e 7 parametri in linea con le condizioni ottimali). Sintesi finale: sarebbe importante controllare in modo adeguato i fattori di rischio cardiovascolare per preservare il cervello e per chi non riesce ad ottenere questo risultato anche miglioramenti parziali possono risultare estremamente utili per rendere più efficace le dinamiche cerebrali. D’altro canto, anche i test diagnostici dimostrano che la circolazione cerebrale risente della salute circolatoria globale. Lo dice l’altro studio apparso su JAMA, che dimostra come stili di vita sani porterebbero ad una vascolarizzazione migliore e più densa dei vasi che irrorano il cervello, con un maggior flusso di sangue nel sistema nervoso centrale e minori lesioni nella sostanza bianca. Questi parametri, in qualche modo, possono correlarsi con una miglior salute del cervello e con un ridotto rischio di deficit cognitivi.

(FM)