Sonno spezzato, infiammazione e rischio per il cuore

I frequenti risvegli notturni, nel tempo, possono influire sulla circolazione, facilitare i processi coagulativi ed accrescere il pericolo per le arterie

Sonno spezzato, infiammazione e rischio per il cuore

Non conta solamente dormire a sufficienza. E’ importante anche dormire bene, con i giusti ritmi del riposo ed il riprodursi dei nomali cicli dell’attività ipnica. Altrimenti, oltre a sentirsi più stanchi ed irritabili di giorno, negli anni e con l’avanzare dell’età si rischia di creare una condizione che mette in pericolo il cuore. A correlare le due condizioni è una ricerca condotta all’Università della California di Berkeley, coordinata da Raphael Vallat e pubblicata su PLOS Biology. Pur se da tempo si sa come chi dorme male si trova in una situazione che in qualche modo rende più facile l’insorgenza di problematiche cardiovascolari, dall’ipertensione fino ai dismetabolismi, lo studio californiano punta il dito su una specifica azione del sonno disturbato e rotto nei suoi ritmi sull’infiammazione. Infatti chi dorme male e si sveglia ripetutamente tenderebbe a creare una sorta di infiammazione continua e cronica, che si sviluppa all’interno dei vasi, con maggiori possibili di formazione di placche ateromatose all’interno delle arterie. Si tratta, a detta dei ricercatori, dei primi dati che collegano frammentazione del sonno, infiammazione e aterosclerosi negli esseri umani. L’indagine ha preso in esame con modelli statistici i dati relativi a oltre 1600 persone di mezza età ed anziane, facenti parte di una banca dati dello studio Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis. Sono stati ovviamente considerati tutti i fattori di rischio, dal peso al fumo fino all’eventuale ipertensione e alterazioni della glicemia. Poi sono stati valutati parametri specifici della placca ateromatosa, a partire dallo “score” del calcio che può aumentare il volume della placca oltre agli esami del sangue legati ai parametri circolatori, per poi incrociarli con le misurazioni del sonno rilevate attraverso esami specifici. Risultato finale: ritmi del sonno frequentemente “spezzati” si associano con elevata presenza di fattori infiammatori circolanti e soprattutto con maggiore presenza di globuli bianchi come i monociti ed i neutrofili, che giocano un ruolo fondamentale nella genesi della placca aterosclerotica. I dati raccolti, peraltro, confermano quanto già osservato negli animali di laboratorio.

Non conta solo quanto, ma anche come si dorme

Sotto la lente d’ingrandimento degli esperti ci sono quindi due meccanismi principali, con diversi punti in comune: da un lato lo stress ossidativo dovuto all’incremento della genesi e della diffusione di radicali liberi, dall’altro l’azione di stimolo allo sviluppo dell’infiammazione. ma non bisogna dimenticare che il sonno normalmente è caratterizzato da una cascata di eventi che si susseguono in cicli ben prestabiliti. Ogni ciclo, che dura circa un’ora e mezza, è fatto da una fase di sonno non Rem e una fase di sonno Rem, quella in cui gli occhi si muovono, il corpo si comporta come fosse sveglio e si sogna. Ma la fase Rem occupa solo il 20 per cento dell’intero ciclo. Nella fase non Rem, invece si susseguono quattro periodi: le prime due di sonno leggero, in cui basta anche un rumore per svegliarsi,  la terza e la quarta di sonno profondo. Se si susseguono tanti microrisvegli, all’interno di queste fasi il cervello che si sveglia involontariamente si “desincronizza”  e quindi tende a ritornare alla fase precedente. Per cui i ritmi normali del sonno si modificano e si dilatano, e al mattino dopo ci si sente poco riposati anche se in teoria si è riposato per un numero di ore sufficiente.  In molte persone che genericamente si definiscono insonni non si altera la macrostruttura del sonno, ma ci sono piuttosto brevi momenti di attività che fanno “svegliare” il cervello o magari fanno muovere qualche muscolo, senza che l’individuo se ne accorga. Durano in media una diecina di secondi e si chiamano “microrisvegli”. Normalmente nella notte di un giovane ci sono 15 microrisvegli, e il loro numero tende a raddoppiarsi negli anziani che hanno un sonno più frammentato. Ma a volte in una notte ci sono anche più di cento microrisvegli, e in certi individui si arriva al numero esorbitante di 5-600 sveglie indesiderate, come si può verificare nella sindrome delle apnee ostruttive, che portano oltretutto a carenza di ossigeno perché non respirando normalmente non si riesce a dormire. Infine, non bisogna dimenticare l’importanza della sindrome delle apnee ostruttive o OSA, legata proprio all’eccessiva frequenza di microrisvegli, che appare estremamente frequente e secondo le ricerche più recenti è legata alla combinazione tra elementi genetici ed ambientali. Se non adeguatamente trattati, questi quadri possono correlarsi ad un significativo incremento della morbilità ed avere un impatto sulla qualità della vita e addirittura sulla sopravvivenza, soprattutto quando si combinano con altre condizioni patologiche come l’obesità.