Troppa ciccia da piccolo, più embolie da adulto

Secondo una ricerca condotta in Danimarca, il sovrappeso infantile aumenta il rischio di tromboembolismo venoso e di embolia. Fondamentale correggere la situazione, già nell’adolescenza

Troppa ciccia da piccolo, più embolie da adulto

La gamba, a volte, si gonfia e fa male. Qualche volta la pelle si arrossa, apparentemente senza motivo. Ma una causa c’è: una sorta di “tappo” alla circolazione all’interno delle vene, che dà il via a ad una difficoltà circolatoria delle gambe, ed è figlio della trombosi venosa profonda. Ancora peggio va se un coagulo, invece che rimanere all’interno di una vena delle gambe,  si sposta e va a chiudere i vasi dei polmoni. In questo caso si rischia l’embolia polmonare, che si manifesta con fortissime difficoltà a respirare o con un dolore al torace che può ricordare quello dell’infarto. Si può riassumere così, in poche parole, il rischio per la salute legato al tromboembolismo venoso, terza diagnosi per numerosità in ambito cardiovascolare dopo infarto ed ictus. Ovviamente alla genesi di questa condizione partecipano diversi elementi, primo tra tutti la predisposizione genetica. Ma ora, per la prima volta, si scopre che anche un peso eccessivo in età infantile potrebbe correlarsi ad un maggior rischio di formazione di coaguli all’interno di una vena profonda delle gambe in età adulta, con potenziali pericoli per la salute. a dirlo, ricordando anche come la correzione delle abitudini di vita a partire dai 13 anni di età consentirebbe di azzerare il rischio eccessivo, è una ricerca condotta da studiosi danesi pubblicata su Journal of the American Heart Association. Lo studio ha preso in esame più di 300.000 bambini di età compresa tra i 7 e i 13 anni nati tra il 1930 e il 1989, considerando annualmente il loro indice di massa corporea (parametro fondamentale per valutare sovrappeso ed obesità).

Un pericolo sottovalutato

Rispetto ad altre ricerche che hanno valutato l’impatto della composizione corporea sul rischio di infarto, ictus o mortalità, lo studio danese ha preso in esame i dati relativi al pericolo di andare incontro a tromboembolismo venoso e alla formazione di coaguli nelle vene profonde in età adulta. Numerose le evidenze che confermano questa relazione: in primo luogo i bambini con un indice di massa corporea superiore tra il 30 e il 50 per cento rispetto al calcolato, quindi obesi a diversi livelli, avrebbero un rischio aumentato di sviluppare coaguli in età adulta. E’ vero, come sottolinea il coordinatore della ricerca Jens Sundboll, epidemiologo all’Università di Aarhus, che mancano i dati relativi all’andamento del peso in età adulta e quindi non si sa nulla sulle abitudini di vita di questi soggetti. Ed è altrettanto innegabile che anche particolari predisposizione genetiche potrebbero contribuire a spiegare il maggior rischio di coaguli e possibili embolie. Non si può comunque negare che, almeno in termini puramente matematici, il rapporto tra chili di troppo in età pediatrica e maggior rischio di tromboembolismo appare chiaramente. C’è però una buona notizia da non sottovalutare. Sempre in base alle informazioni statistiche, se ci si mette di buzzo buono a partire dai 13 anni si può modificare positivamente il profilo di rischio. Come? Semplicemente cambiando le abitudini di vita, combattendo il sovrappeso e aumentando l’attività fisica. Perdere peso, insomma, fa davvero bene per l’intero apparato cardiovascolare. In presenza di obesità infantile, quindi, un intervento mirato sul fronte dell’alimentazione e dell’attività fisica può davvero rappresentare la soluzione per il benessere futuro.

 

(FM)