Nell’anziano due settimane di inattività aprono la strada al diabete

L’esercizio fisico è una sana abitudine per allontanare il diabete a tutte le età. Ma negli anziani lo stop, anche per un breve periodo,  può far decollare la malattia e mettere a rischio il cuore.

Nell’anziano due settimane di inattività aprono la strada al diabete

Si dice spesso di fare movimento ogni giorno per tenere lontano il diabete, anche in età avanzata. L’esercizio muscolare sollecitato da una regolare attività aerobica, come passeggiare, pedalare sulla cyclette o fare qualche vasca in piscina, appare quindi come una vera e propria cura per prevenire e combattere la malattia ed I suoi effetti negative sul cuore e sulle arterie. Ma quanto può pesare rimanere fermi, magari per pigrizia o per un incidente, quando si è anziani? A chiederselo, definendo anche il termine delle due settimane come fattore di rischio per chi soffre di diabete, è una ricerca che ha fatto luce sugli effetti metabolici dell’inattività fisica negli over-65, condotta da un’equipe guidata da Chris Mcglory, del Dipartimento di Chinesiologia dell’Università canadese McMaster. Gli scienziati si sono concentrati sui rischi legati ad un’inattività protratta per due settimane in soggetti adulti a rischio di diabete e i risultati della loro indagine sono apparsi sulla rivista Journal of Gerontology.

Lo studio in analisi

La ricerca ha preso in considerazione un Gruppo di persone di età compresa tra I 60 e gli 85 anni con una diagnosi di prediabete, ovvero con un iniziale innalzamento dei valori della glicemia. A tutti è stato chiesto di non superare i mille passi al giorno per due settimane, visto che questa possibilità di movimento equivale, in sintesi molto estrema, a rimanere a domicilio per 24 ore. Nel corso dell’indagine l’inattività fisica è stata controllata regolarmente con speciali strumenti come i pedometri e, nel frattempo, sono state effettuate ripetute analisi della glicemia. In pochi giorni dalla partenza dello studio si è osservata una significativa diminuzione della massa muscolare e della forza, ma soprattutto si è visto che le persone con prediabete hanno iniziato molto rapidamente a rivelare i segni della patologia metabolica, in particolare legati alla resistenza all’insulina. Peraltro, semplicemente ritornando ad un’attività fisica regolare per due settimane da termine dello studio non si è riprodotta la situazione iniziale: l’inattività ha insomma lasciato il segno. In sintesi: le due settimane di stop hanno lasciato strascichi che non si sono risolti ritornando alle vecchie abitudini e al movimento per un periodo simile. Il consiglio, quindi, è semplice: se una persona avanti con gli anni si trova costretta a modificare le proprie abitudini in termini di movimento e ha la glicemia ai limiti, occorre sempre considerare strategie di riabilitazione mirata, mutamenti nella dieta ed eventualmente terapie farmacologiche per non lasciare che il metabolismo si alteri.