Cuore più a rischio per chi si addormenta molto tardi

“Vivere” la notte porterebbe ad assumere alimenti poco salubri e a modificare i ritmi del metabolismo. Col tempo cresce il pericolo di sviluppare diabete e patologie cardiovascolari

Cuore più a rischio per chi si addormenta molto tardi

La cronobiologia non mente. La scienza che studia i ritmi dell’organismo da tempo segnala che rispettare le classiche “finestre” per andare a dormire la sera significa mantenersi meglio in salute. Ed ora, a dare ragione a chi sostiene l’importanza di cadere tra le braccia di Morfeo senza fare troppa vita notturna arriva anche una ricerca che ha riconsiderato i risultati di diversi studi, arrivando ad un giudizio quasi senza appello. Chi ama le notti “brave” corre un rischio due volte e mezzo maggiore di sviluppare il diabete di tipo 2, e di conseguenza si trova maggiormente esposto ad alterazioni metaboliche che in qualche modo pongono in condizioni di maggior pericolo anche il cuore, ovviamente rispetto a chi invece tende a finire presto sotto le lenzuola e concentra la proprio attività nelle ore diurne. Sia chiaro: in molti casi questa scelta può risentire della predisposizione genetica, che porta ad essere più gufi che allodole. Ma non ci sono dubbi che la tendenza a rimanere svegli a lungo la notte si possa rivelare nociva per il benessere, anche per le maggior frequenza ad avere abitudini alimentari e di vita non proprio sane correlate alla vita notturna. Lo studio che mette sull’avviso i “gufi” è apparso sulla rivista Advances in Nutrition, si basa su una revisione di diverse ricerche sul tema ed è stato coordinata da Leonidas Karagoulisi del centro Nestlé Health Science.

L’importanza dell’alimentazione

Fare le ore piccole significa spesso nutrirsi quando il corpo dovrebbe avere una glicemia che tende verso il basso e ridare una “scossa” al metabolismo che in qualche modo fa rialzare i livelli del glucosio nel sangue e la conseguente richiesta di insulina per tamponarlo. Sarebbe questo, unito al fatto che la tendenza di chi vive molto la notte a consumare più frequentemente alimenti non troppo salubri, il fattore che dà il via alle alterazioni metaboliche. Dall’analisi dei ricercatori emerge infatti che la dieta dei “gufi” conterrebbe meno frequentemente alimenti sani, come frutta e verdura, mentre più comune sarebbe l’assunzione di alimenti di pronto consumo e rapido assorbimento, come snack, caffeina e zucchero. Tra chi invece preferisce le ore del mattino sembra più frequente il consumo di cibi “salutistici”, come frutta e verdura. Ma proprio l’ora in cui ci si nutre risulta di per sé importante in termini di risposte metaboliche, a prescindere dall’alimentazione. Di notte, infatti, i valori della glicemia dovrebbe scendere verso il basso, per poi rialzarsi la mattina. E’ evidente che se il corpo non rispetta questa semplice regola col tempo il metabolismo tende ad alterarsi, con maggior difficoltà a mantenere il controllo della situazione da parte dell’organismo. La situazione appare particolarmente complessa per chi fa un lavoro a turni, con la necessità di regolare il proprio ritmo biologico con quello indotto dall’ambiente. Infine, un’ultima curiosità che emerge dallo studio. Pare che i bambini siano naturalmente portati a prediligere la mattina quando sono molto piccoli, poi la tendenza a rimanere svegli di notte cresce soprattutto con la pubertà e in età adulta. Nell’anziano, invece, si tende a ritornare a ritmi più consoni alle “allodole”.

 

(FM)