Controlla il diabete e proteggi il cuore

Grazie alle terapie si riesce a ridurre il rischio di infarti ed ictus in chi ne ha già avuti. Ma per aiutare al meglio le persone occorrono alleanze tra medici

Controlla il diabete e proteggi il cuore

Che il diabete sia un fattore di rischio chiave per il cuore e che l’effetto di questa malattia si sommi a quella degli altri elementi di pericolo, come colesterolo alto e fumo, è risaputo. Per questo controllare il diabete, innanzitutto con attività fisica e controllo del peso, significa preservare anche il cuore, specie se è già stato colpito da un infarto o se si avvia verso lo scompenso. Ma la scienza oggi propone nuove opportunità in questo senso, che tuttavia faticano ad arrivare a tutti coloro che ne potrebbero trarre giovamento. A lanciare un appello sono gli esperti presenti al Congresso dell’American College of Cardiology, in cui sono stati presentati nuovi dati che sembrano indirizzare verso un effetto protettivo per il cuore di alcuni trattamenti per il diabete. Lo spiega Andrea Giaccari, diabetologo presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e Professore Associato di Endocrinologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma: “durante il congresso americano, sono state presentate le nuove linee guida ACC/AHA (American College of Cardiology e American Heart Association) in cui sono stati recepiti i dati di uno studio (DECLARE) anche in una popolazione senza patologia cardiovascolare pregressa, indicando per la prima volta l’uso preferenziale di una determinata classe di farmaci (SGLT2) anche in questi pazienti. L’auspicio per il futuro è che vi sia una più stretta collaborazione tra medico di medicina generale e diabetologo, non solo per la terapia ma anche per la prevenzione cardio-renale di tutti i nostri pazienti; solo insieme potremo contribuire a migliorare la qualità e la prognosi di vita di tutte le persone con diabete di tipo 2”.

Lo studio in questione

Al congresso americano sono stati resi noti dati parziali di due sotto-analisi dello studio DECLARE-TIMI 58 ha dato risultati positivi su un particolare farmaco (dapagliflozin). La prima mostra che nei pazienti trattati si è avuta una riduzione del rischio relativo di eventi avversi cardiovascolari maggiori  del 16 per cento rispetto al placebo negli adulti con diabete di tipo 2 con precedente infarto acuto del miocardio. Nei soggetti trattati, inoltre, rispetto al placebo si è  ridotto il rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco o morte per cause cardiovascolare. Nella seconda sottoanalisi presentata, il farmaco dapagliflozin ha dimostrato di ridurre la morte da tutte le cause e morte da causa cardiovascolare in pazienti con scompenso cardiaco a ridotta frazione di eiezione, tra le forme più comuni di scompenso, con riduzione del rischio di ospedalizzazione. I dati, apparsi anche sulla rivista Circulation. Confermano quanto emerso mesi fa: si era dimostrato in particolare che il trattamento con il farmaco riduce significativamente il rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco o morte cardiovascolare rispetto al placebo, in modo coerente nell'intera popolazione sia con pregressa patologia cardiovascolare che con soli multipli fattori di rischio.  “I nuovi dati relativi alle sotto-analisi di DECLARE evidenziano ulteriori effetti benefici cardiaci di dapagliflozin, in particolare nei pazienti con pregresso infarto acuto del miocardio e nei pazienti con scompenso cardiaco a ridotta frazione d’eiezione, rafforzando evidenze già note per queste classe di farmaci – commenta Giaccari”.

 

(FM)