Diabete: attenzione ai farmaci che mettono più a rischio il cuore

Ricerca americana svela che dopo la metformina sarebbe necessario passare ai medicinali più moderni. L’insulina basale e le sulfaniluree in seconda linea aumenterebbero il rischio cardiovascolare. Occhio anche al rischio di eventi acuti come le ipoglicemie

Diabete: attenzione ai farmaci che mettono più a rischio il cuore

“I medici dovrebbero prendere in considerazione la prescrizione degli antidiabetici più moderni, quando occorre un trattamento da associare alla classica metformina, come ad esempio gli agonisti del GLP-1 gli inibitori di SGLT-2  o gli inibitori del DPP-4”. A offrire questo consiglio, in chiave di prevenzione cardiovascolare, sono gli esperti della Northwestern University, che hanno da poco dimostrato come il trattamento con due dei farmaci maggiormente prescritti in associazione alla metformina, le sulfaniluree e l’insulina basale, risulti correlato ad un maggior rischio di eventi cardiovascolari come infarti, ictus, scompenso cardiaco o amputazioni. Lo studio, apparso su JAMA Network Open, è stato coordinato da Matthew O'Brien che afferma come questi dati “richiamino ad un cambio di paradigma nel trattamento del diabete di tipo 2”. La ricerca è la prima che confronta gli esiti cardiovascolari in seguito a trattamento con i farmaci di seconda linea, associati cioè a metformina, in persone con diabete di tipo 2. Dall’indagine emerge che i pazienti che assumono sulfaniluree o insulina basale avrebbero un rischio aumentato rispettivamente del 36 per cento e di circa il 50 per cento rispetto a chi invece assume i DPP4-inibitori come ad esempio sitagliptin. La ricerca ha preso in esame i dati relative a quasi 133.000 soggetti con diabete di tipo 2 che iniziavano il trattamento di seconda linea ed offre uno spaccato della realtà, richiedendo una maggior attenzione prescrittiva (pur se con un impatto economico diverso) per questi pazienti.

Perché il diabete è “nemico” del cuore e della salute

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di disabilità e morte nelle persone con diabete tipo 2: rispetto a una persona sana, chi ha il diabete ha rischio di morte doppio e quadruplo di infarto o ictus. In Italia, secondo quanto riporta la Società Italiana di Diabetologia,  sono quasi 750.000 mila le persone con diabete che vanno incontro nella loro vita ad almeno un evento cardiovascolare, delle quali oltre 350.000 hanno avuto un infarto e più di 100.000 un ictus, Sono poco meno di 15.000 l’anno i decessi di persone con diabete imputabili a cardiopatia ischemica e più o meno la metà quelli legati ad episodi cerebrovascolari ogni anno. Il diabete,  oltre ad allearsi con altri nemici dei vasi come l’ipertensione e l’ipercolesterolemia, provoca danni in diverse zone dell’organismo.  Le numerose evidenze scientifiche presenti in letteratura evidenziano come le terapie orali, quali per esempio i Dpp-4 inibitori, siano importanti nella gestione del diabete di tipo 2 perché determinano un miglior controllo glicemico nel tempo, con un minor rischio di ipoglicemie e complicanze cardiovascolari rispetto alle sulfaniluree che, insieme alle glinidi, rappresentano la classe di farmaci orali più prescritta dopo la metfornima.  Il diabete rappresenta una delle sfide più impattanti per il Sistema Sanitario Nazionale: una delle malattie croniche a più rapida crescita, che in Italia colpisce circa 3.600.000 di persone  e che, entro il 2030, sfiorerà il tetto di 5 milioni di pazienti. Il diabete è la sesta causa di morte in tutto il pianeta[i]  e, secondo recenti dati ISTAT, l’ottava in Italia, con una incidenza maggiore rispetto alle principali patologie tumorali. Dei pazienti italiani, solo uno su tre ha un adeguato controllo del diabete mentre gli altri vanno incontro alle complicanze della malattia: si stima che il 50% dei pazienti muoia a causa di malattie cardiovascolari, il 10-20% per insufficienza renale, mentre il 10% subisce un danno visivo. Tra le persone anziane con diabete di tipo 2, gli eventi cardiovascolari legati alle complicanze della malattia sono la principale causa di mortalità: il 70% dei decessi in questa fascia d’età è dovuto ad un evento cardiovascolare, in primis infarto e ictus. Altissimo l’impatto economico per il SSN, con costi complessivi, diretti e indiretti, stimati in 20,3 miliardi di euro l’anno.  Per questi motivi occorre studiare un approccio in grado di contenere il più possibile l’incidenza degli eventi acuti come le ipoglicemie e delle complicanze croniche che, invalidanti, non solo incidono sulla qualità di vita dei pazienti, ma comportano costi elevatissimi, diretti ed indiretti.