Combattere il diabete per proteggere il cuore

Puntare sulla prevenzione, assicurare a tutti i cittadini le risposte più indicate, favorire l’accesso ai farmaci in base alle necessità di tutto il territorio. Le proposte di Cittadinanzattiva

Combattere il diabete per proteggere il cuore

5,5 per cento. Questa la prevalenza totale del diabete, patologia che rappresenta un “modello” per le cronicità, dalle sfide proposte dalla prevenzione fino alla necessità di offrire a tutti i cittadini che ne soffrono la risposta più adeguata per il singolo caso. Più che la percentuale totale, tuttavia, occorre considerare che mediamente un adulto su dieci deve fare i conti con il diabete, con un’evidente concentrazione di casi in questa fascia d’età. Ma il Sistema sanitario è pronto ad affrontare questa situazione? E soprattutto, quale risposta offrono le diverse Regioni? “In 12 regioni/province autonome su 15 (analizzate attraverso l’indagine di Cittadinanzattiva), esiste un PDTA regionale per la malattia (Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Molise, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto), ma a fornire un dato sulla percentuale di pazienti inseriti nelpercorso sono sei regioni: Friuli Venezia Giulia, Lazio, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto – spiega Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. Questo dato è sufficiente per capire che esiste ancora una grande differenza nella risposta ai cittadini. Il rischio, soprattutto in questa fase di ristrettezze per gli investimenti in ambito sanitario, è che si liquidino i principi di solidarietà, equità e unitarietà del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Le proposte di autonomia differenziata, attualmente in discussione, finiranno per differenziare ancora di più l’esigibilità dei diritti dei pazienti. Ad essere fortemente compresse saranno le funzioni del livello centrale, di indirizzo, coordinamento e controllo delle politiche sanitarie e dell’erogazione dei servizi. L’unica vera forma di controllo che continuerà ad essere nelle mani del livello centrale sarà quella sui conti delle Regioni”.
Le proposte per migliorare la situazione Servono insomma azioni per contrastare e non per aumentare le disuguaglianze in sanità, in particolare nel settore dell’approccio al diabete, anche sul fronte dell’accesso ai farmaci. “L’aderenza terapeutica, e quindi la possibilità per la persona con diabete di seguire regolarmente la cura prescritta visto che questo si traduce in una diminuzione delle complicanze, a partire da quelle cardiovascolari, è un fattore fondamentale nel controllo della patologia – precisa Gaudioso. E’ fondamentale che sia attuato il Piano Nazionale della cronicità su tutto il territorio nazionale, attraverso la promozione di studi di ricerca applicata e di soluzioni tecnologiche e organizzative per migliorare l’aderenza, la diffusione delle conoscenze su rischio aumentato di reazioni avverse ai farmaci delle persone con malattia cronica e in politerapia, l’adozione di procedure che favoriscano l’adesione alle prescrizioni mediche, in particolare in caso di politerapia, la formazione e informazione delle persone con cronicità e degli operatori sanitari e non sanitari sull’uso appropriato di terapie e tecnologie. E’ inoltre fondamentale che ai pazienti sia assicurato l’accesso ai farmaci che possono controllare la patologia con una riduzione degli effetti indesiderati, primo tra tutti le ipoglicemie, che spesso rappresentano lo spauracchio principale di chi si trova ad affrontare il diabete. Vorrei poi precisare un aspetto: non bisogna più muoversi a compartimenti stagni. Riprendendo il discorso sulle ipoglicemie, non ha senso contingentare il ricorso ai farmaci che riducono questo rischio perché questo si traduce sul fronte sociale in un criterio per togliere alla persona con diabete opportunità che quindi perde nella vita di tutti i giorni. Un problema di questo tipo va affrontato in modo organico: se le ipoglicemie sono davvero gravi lo debbono essere in tutti i sensi, e se esistono farmaci che possono limitarne il rischio, è giusto che tutti i pazienti che ne hanno bisogno possano accedere alla terapia”. Certo è che in futuro occorre pensare a modelli di assistenza sempre più efficaci ed efficienti. “Su questo fronte l’Italia sconta ancora una struttura organizzativa e gestionale che è sviluppata soprattutto per affrontare le patologie acute ma si trova in difficoltà quando invece occorre muoversi nell’ambito delle cronicità, di cui il diabete rappresenta l’esempio più lampante. “Per questo occorre che le scelte di politica sanitaria tengano ben presente questo aspetto per il futuro, visto che proprio la gestione delle cronicità, con il ruolo fondamentale dell’assistenza sul territorio e a domicilio, rappresenta la sfida più importante per il nostro sistema sanitario nazionale – conclude Gaudioso”.

 

(F.M.)