Tac o coronarografia per studiare le arterie del cuore?

Si studiano alternative alla classica angiografia, che “colora” le arterie e le rende visibili ai raggi. Uno studio europeo segnala i vantaggi dell’esame non invasivo

Tac o coronarografia per studiare le arterie del cuore?

Quale tipo di strumentazione diagnostica bisogna utilizzare quando occorre studiare con attenzione le arterie coronariche e valutare la necessità di un intervento chirurgico o un’angioplastica per dilatare i vasi? Negli ultimi tempi, grazie allo sviluppo di tecnologie sempre più specifiche, si fa strada l’ipotesi che la classica coronarografia possa essere sostituita dalla tomografia computerizzata (Tac o TC), che permette di eliminare le procedure invasive necessarie per il classico esame angiografico. Nella discussione si inserisce ora una ricerca internazionale che ha visto come primo attore il Centro Cardiologico Monzino di Milano, che ha arruolato circa i due terzi dei pazienti partecipanti allo studio.

La ricerca, pubblicata su European Heart Journal, dimostra che la Tac coronarica offre un valido aiuto alle équipe cardiologiche nei processi decisionali riguardanti le malattie coronariche complesse, e soprattutto che l’esame rappresenta un’alternativa diagnostica non invasiva alla tradizionale angiografia coronarica (o coronarografia). La ricerca, coordinata dal Professor Patrick Serruys per conto dell’ECRI (European Cardiovascular Research Institute), si chiama Syntax III Revolution e ha preso in esame 223 soggetti a cui era stata diagnosticata una severa e diffusa patologia coronarica.

Cosa dice la ricerca

Ogni paziente è stato sottoposto prima a una tradizionale e invasiva angiografia e successivamente a una TC Multistrato di ultima generazione. I dati di ciascun paziente sono stati esaminati da due équipe scelte casualmente - ciascuna formata da un cardiologo interventista, un cardiochirurgo e un cardio-radiologo - per stabilire se procedere con un bypass aorto-coronarico o un’angioplastica. Un’équipe ha basato le sue decisioni sulla tomografia computerizzata cardiaca e l’altra sull’angiografia tradizionale. Secondo i risultati dello studio, le decisioni prese dai due team coincidevano quasi del tutto (nel 93% dei pazienti). Insomma: i risultati evidenziano il potenziale della tomografia computerizzata non solo per diagnosticare con estrema accuratezza malattie coronariche, ma anche per assistere il team multidisciplinare di cardiologia (heart team) nei conseguenti processi decisionali.

«Lo studio Syntax III ha il valore di trasformare in evidenza ciò che la pratica clinica ci suggerisce già da molti anni: la TC delle coronarie è uno strumento diagnostico non invasivo di grande utilità nella pianificazione delle procedure di cardiologica interventistica o di cardiochirurgia», dichiara il professor Daniele Andreini, coordinatore dello studio per il Monzino dove è Responsabile dell’Unità operativa Tac Cardiovascolare. «Lo studio ci dimostra come la TC, quando eseguita utilizzando lo stato dell’arte tecnologico, sia in grado di fornire all’equipe di esperti le informazioni necessarie a decidere la strategia terapeutica migliore per il paziente, non soltanto rispetto al tipo di procedura (bypass o angioplastica), ma anche alla sua complessità e alle probabilità di riuscita», continua l’esperto. C’è poi un altro importante vantaggio della tecnica non invasiva: «la possibilità di aggiungere alla valutazione anatomica delle coronarie un dato funzionale, grazie al calcolo della “riserva di flusso coronarico”, basata proprio sulla TC. Questo strumento ha permesso agli esperti coinvolti nelle due équipe di modificare in modo più appropriato la scelta terapeutica in un paziente su cinque arruolato nello studio» - spiega Andreini. «Infine, nel corso della ricerca è stata sperimentata con efficacia anche la possibilità di stimare le variazioni del flusso coronarico in risposta a un “trattamento virtuale” con stent coronarico. In questo modo si possono fornire al cardiologo interventista che eseguirà l’angioplastica anche informazioni circa il tipo di stent da posizionare all’interno della coronaria» - conclude il professore.

 

(FM)