Al cuore non si addice il barbecue

Cucinare sempre alla brace aumenterebbe il rischio di morte per malattie cardiovascolari. Ma bisogna che l’abitudine sia costante e mantenuta a lungo nel tempo

Al cuore non si addice il barbecue

Gli amanti della cottura con il barbecue, pronti ad utilizzare legna, carbone e carbonella per preparare gli alimenti, non dovrebbero esagerare con questa modalità di preparazione dei cibi. A sconsigliarne gli eccessi è una ricerca condotta da Derrick Bennet, dell’Università di Oxford, presentata al Congresso della Società Europea di Cardiologia di Monaco. Bennet non usa mezzi termini per mettere in guardia chi proprio non può fare a meno della cottura alla brace. “Il nostro studio suggerisce che le persone dovrebbero passare all’elettricità o al gas appena possibile”. La ricerca è la prima a dimostrare chiaramente un’associazione tra l’impiego di carbone e simili per la cottura e la morte cardiovascolare, oltre a spiegare il valore del passaggio ad altre modalità di preparazione dei cibi in chiave preventiva. Se è vero che dalle nostre parti l’utilizzo della cottura con legna o carbonella è solo occasionale, è altrettanto innegabile che sotto l’aspetto scientifico lo studio offre informazioni estremamente interessanti.

Più di 300.000 persone inserite nella ricerca

L’indagine coordinata dallo studio inglese ha preso in esame 341.730 adulti di età compresa tra i 30 e i 79 anni reclutati in dieci zone della Cina tra il 2004 e il 2008. Per tutti è stata stimata l’esposizione ai fumi del barbecue a legna o a carbone fino a restringere l’analisi a coloro che impiegavano questa modalità di cottura e non presentavano patologie cardiovascolari note. A quel punto sono state prese tutte le informazioni sulla mortalità, risalendo ai registri di morte e alle schede ospedaliere. In totale il 22,5 per cento dei partecipanti ha usato fondamentalmente carbone o legna per trent’anni o più, il 24,6 per cento tra 10 e 29 anni e il 53 per cento per meno di dieci anni. Analizzando i decessi dopo aver eliminato eventuali variazioni legate alla presenza dei fattori di rischio ogni decade di esposizione a questi combustibili impiegati per la preparazione dei cibi è risultata associata con un aumento del rischio di morte cardiovascolare del 3 per cento. Chi ha utilizzato queste fonti per trent’anni o più ha mostrato un rischio di morte cardiovascolare superiore del 12 per cento rispetto a chi impiegava I combustibili da meno di dieci anni. Inoltre il passaggio ad altre modalità (gas o elettricità) di cottura è risultato correlato ad un calo del rischio. Gli effetti, quindi, sono reversibili.