Cattive abitudini per il cuore da bambini… e ci si ammala da grandi

Studio inglese dimostra che la prevenzione comincia fin da piccoli. Sovrappeso, pressione e colesterolo alti in tenera età aumentano di molto i pericoli da adulti

Cattive abitudini per il cuore da bambini… e ci si ammala da grandi

Si è sempre sospettato e tanti sono stati i richiami a prestare attenzione al bimbo “cicciotello”. Ora arriva la certezza, che nasce dai numeri. Una ricerca di Terence Dwyer dell’Università di Oxford, presentata al congresso ESC di Parigi, dimostra chiaramente come il sovrappeso, il colesterolo in eccesso e la pressione alta (uniti al fenomeno fumo fin da piccoli) mettono a rischio il cuore quando si diventa grandi. E in modo davvero significativo. Pensate solo che, considerando gli eventi cardiovascolari che richiedono il ricovero in ospedale, un aumento del 10 per cento dell’indice di massa corporea corrisponde ad un rischio più elevato del 20 per cento di avere un evento. Se la pressione cresce solo del 10 per cento, il rischio sale del 40 per cento. Addirittura il fumo da adolescenti comporta un incremento del rischio del 77 per cento in età adulta. Meno “pesante” sembra essere l’aumento dei valori di colesterolo. Un aumento pari al 10 per cento porta ad una crescita del 17 per cento di andare incontro ad un ricovero per malattia cardiovascolare quando si è grandi. Sia come sia, la ricerca inglese per la prima volta mette nero su bianco come le cattive abitudini da bambini, ovviamente prescindendo da condizioni genetiche, “segnino” il benessere cardiovascolare e come sia fondamentale iniziare con le buone abitudini fin da piccoli.

Un punto di osservazione internazionale

La ricerca  prende spunto dai dati dell’International Childhood Cardiovascular Cohort (i3C) Consortium, raccolti in sette diverse popolazione di bambini a partire dal 1971 Negli Usa, in Australia e Finlandia. In totale sono stati considerati con 40.000 piccoli e ragazzi tra i 3 e i 19 anni, seguiti più o meno fino a 50 anni. Sono stati presi in considerazione infarti, ictus, malattie delle arterie periferiche e morte per tutte le cause.  Oltre ad esaminare l’azione combinata dei diversi fattori di rischio, quando più di uno di questi era presente, è stato anche considerato ogni singolo elemento, giungendo alle determinazioni sopra esposte. “Lo studio – commenta Dwyer – dimostra una relazione estremamente forte tra i comuni fattori di rischio cardiovascolare nei bambini e la probabilità di andare incontro ad un infarto o un ictus più avanti nella vita”. Proposte per modificare la situazione? Bisogna puntare sulla prevenzione, nella speranza di modificare il quadro per il futuro.

 

(FM)