Come proteggere il cuore nella persona con diabete

Niente alcol, movimento, farmaci (se necessari) ottimali fin dalle prime fasi di cura. Con un occhio di riguardo per il colesterolo LDL in chi è a rischio. Presentate all’ESC di Parigi le nuove Linee Guida per la prevenzione cura del diabete

Come proteggere il cuore nella persona con diabete

Pensavate che un bicchiere di vino potesse essere concesso, ed addirittura fosse consigliabile per chi soffre di diabete e vuole proteggere cuore ed arterie? Sappiate che non è così. A ribadirlo sono le Linee guida sul diabete, il pre-diabete e le malattie cardiovascolari dell’European Society of Cardiology, (ESC), rese note al Congresso in corso a Parigi. Il documento che raccoglie le informazioni è stato sviluppato in collaborazione con l’European Association for the Study of Diabetes (EASD) e fa proprie tutte le acquisizioni più moderne sui problemi metabolici e sul rischio per il cuore nei diabetici e in chi potrebbe sviluppare la patologia. Ecco, in sintesi, cosa riporta il documento.

Stili di vita

Secondo gli esperti, la vera sfida al diabete e ai problemi metabolici si combatte sul fronte della prevenzione e degli stili di vita. Questi sono fondamentali sempre, in particolare per ridurre il rischio che una condizione di pre-diabete legata ad esempio ad un’insufficiente tolleranza al glucosio possa trasformarsi nella malattia vera e propria. Oltre che sul controllo del peso, gli esperti puntano l’indice sulla regolare attività fisica che può ritardare questo passaggio, migliorare il controllo della glicemia e quindi ridurre le complicazioni cardiovascolari come infarto ed ictus. Particolare attenzione viene dedicata all’alcol: La raccomandazione è di non incoraggiare il consumo di quantità moderate di alcolici perché non sarebbe poi vero che questa abitudine proteggerebbe dalle patologie cardiovascolare. Secondo Peter J. Grant, docente all’Università di Leeds e coordinator della Task Force sulle line guida, “a lungo si è pensato che un introito moderato di alcol avesse effetti positivi sulla prevalenza della malattia cardiovascolare. Due analisi di alto profilo hanno dimostrato che non è così e che il consumo di alcol non appare benefico. Sulla base di queste nuove osservazioni abbiamo modificato le nostre raccomandazioni”.

Per chi soffre di diabete, in particolare di tipo 1, è infine sempre più importante l’autocontrollo regolare della glicemia e della pressione arteriosa per poter governare al meglio la situazione. In particolare appaiono di grande interesse le variazioni dei tassi glicemici la notte, che sarebbero strettamente correlate con l’ipoglicemia e un peggioramento della qualità di vita.

Quali farmaci utilizzare?

Sul fronte delle terapie farmacologiche le nuove linee guida enfatizzano l’importanza dell’impiego di medicinali che stanno modificando il paradigma di cura della malattia diabetica. In particolare due gruppi di medicinali, gli agonisti del recettore GLP-1 e le glifozine, hanno mostrato un profilo di sicurezza cardiovascolare e un beneficio nelle persone con diabete che hanno anche una malattia cardiaca o che sono comunque a rischio di svilupparla. Secondo Francesco Cosentino, docente di Cardiologia all’Istituto Karolinska di Stoccolma e coordinatore della taskforce per le linee guida dell’ESC, “la nostra principale raccomandazione alla luce di queste osservazioni è che gli agonisti del recettore GLP-1 e le glifozine dovrebbero essere impiegati come trattamento di prima linea nei pazienti con diabete di tipo 2 con malattia cardiovascolare confermata o ad alto rischio”.

Importante sarebbe anche l’impiego di farmaci che contrastano l’aggregazione piastrinica e quindi riducono il rischio che si formino coaguli, come i moderni anticoagulanti orali: questi hanno dimostrato un’azione positiva per quanto riguarda le malattie vascolari periferiche e dovrebbero essere presi in considerazione (in associazione con l’acido acetilsalicilico) per i pazienti che hanno problemi di circolazione alle gambe. Infine, per quanto riguarda il colesterolo, appare fondamentale portare i valori di LDL (colesterolo cattivo) alle soglie consigliate: nei soggetti a rischio estremamente elevato che non raggiungono l’obiettivo con le statine si consigli l’impiego dei nuovi farmaci, gli anticorpi monoclonali che agiscono inibendo la PCSK9. Per le statine, infine, si sconsiglia l’impiego nelle donne in età fertile e comunque si raccomanda attenzione a iniziare il trattamento nei giovani.

 

(FM)