Gravidanza: mai oltre le 40 settimane per le donne con patologie cardiache

Il limite alla data del parto viene dalle nuove linee Guida della Società Europea di Cardiologia (ESC) presentate oggi a Monaco di Baviera. Gli esperti spiegano come gestire al meglio la gravidanza se il cuore non funziona a dovere

Gravidanza: mai oltre le 40 settimane per le donne con patologie cardiache

“Oltre le quaranta settimane, la gravidanza non comporta benefici per il neonato ma piuttosto potrebbe avere effetti negativi. La gravidanza è un periodo a rischio per la donna con patologie cardiaca perché comporta uno stress in più per il cuore”. Nasce da questa osservazione di Jolien Roos-Hesselink, cardiologo presso l’Erasmus Medical Center di Rotterdam e tra i coordinatori della Task Force per le Linee Guida 2018 dell’ESC (Società europea di Cardiologia) sulla gestione delle malattie cardiovascolari in gravidanza, pubblicata oggi sull’European Heart Journal. Il consiglio per le donne è chiaro: non conviene protrarre la gravidanza oltre le 40 settimane, procedendo quindi al parto naturale o al taglio cesareo per quella data.

Stando alle statistiche, le malattie del cuore sono la principale causa di decesso delle donne in gravidanza nei Paesi occidentali. Chi soffre di cuore presenta infatti un rischio centuplicato di decesso o di scompenso cardiaco (eventi per fortuna molto rari), oltre a presentare un rischio più elevato di complicanze legate alla dolce attesa, come ad esempio parto prematuro, pre-eclampsia con ipertensione gestazionale e sanguinamenti dopo il parto. Tutto questo si riflette anche sulla salute del nascituro, con un tasso di complicanze per il neonato che va dal 18 al 30 per cento.

L’attenzione deve essere massima

La presenza di problemi al cuore nelle donne in età fertile è sempre più comune per due diversi fattori: da un lato sono nettamente migliorate le possibilità di cura delle patologie cardiache congenite, con conseguente aumento della sopravvivenza di chi ne soffre, dall’altro l’età sempre più avanzata al momento della gravidanza propone potenziali rischi per le future madri rispetto alle donne più giovani. Infine non bisogna dimenticare che sono sempre più diffuse nella popolazione femminile, anche in età fertile più avanzata,  fattori di rischio come ipertensione, sovrappeso e diabete che certo non migliorano il benessere cardiovascolare. Le nuove linee guida offrono inoltre una serie di indicazioni specifiche per le donne con patologie cardiache che si sottopongono a trattamenti di fecondazione assistita o a contraccezione. Ad esempio viene sempre indicata come prioritaria la valutazione del cardiologo per queste donne in caso di trattamento di fertilizzazione in vitro, che richiede un trattamento ormonale sostenuto in grado di aumentare il rischio che si sviluppino trombosi e scompenso cardiaco. Tra le indicazioni che emergono c’è la necessità di provvedere al trasferimento di un unico embrione per evitare una gravidanza gemellare che potrebbe creare uno stress particolarmente intenso per il cuore. Sul fronte della contraccezione, poi, gli esperti segnalano come sia necessario valutare con attenzione i metodi da proporre alle donne che presentano particolare patologie cardiache. Inoltre, particolare attenzione viene dedicata al tema farmaci per il trattamento di malattie cardiache in corso di gravidanza. Le linee guida riportano una serie di informazioni relative ai possibili eventi avversi osservati negli studi su uomini ed animali. Con una serie di indicazioni specifiche in caso di emergenza e la raccomandazione di “pesare” sempre l’eventuale trattamento sul fronte dei rischi e dei possibili benefici durante la gravidanza e l’allattamento. Ultima raccomandazione: la gravidanza non è raccomandata in caso di patologie particolarmente gravi come l’ipertensione arteriosa polmonare, la dilatazione severa dell’aorta o gravi deficit di pompa del cuore. Ma è sempre fondamentale che la valutazione delle donne con malattie cardiovascolari venga effettuata da un team interdisciplinare e che ci sia una definizione dei rischi già prima dell’inizio della gravidanza, con conseguente counselling mirato.

(FM)