Muoversi regolarmente aiuta di più chi ha problemi al cuore rispetto ai sani

L’attività fisica fa bene a tutti e aiuta a vivere più a lungo. Ma nei cardiopatici i suoi effetti protettivi sarebbero ancora maggiori rispetto ai coetanei sani

Muoversi regolarmente aiuta di più chi ha problemi al cuore rispetto ai sani

Chi fa attività fisica regolarmente, preferendo quella anerobica e senza fatiche eccessive, si allunga la vita. Ma questa regola vale molto di più che chi è cardiopatico – lo sforzo va sempre programmato con il medico – rispetto alla popolazione generale. Per questo, tra i consigli da dare, gli esperti dovrebbero consigliare ai loro pazienti di non rinunciare assolutamente al movimento quotidiano. A benedire corse lente e passeggiate veloci è una ricerca condotta in Corea che ha coinvolto poco meno di mezzo milione di persone, presentata al Congresso ESC di Parigi. Tutti i soggetti coinvolti sono stati seguiti mediamente per sei anni e la riduzione più significativa del rischio di morte si è osservata in chi soffriva di malattia cardiovascolari. Insomma: più ci si muove, meno il cuore è a rischio. Lo studio, coordinato da Sang-Woo Jeong dell’Università Nazionale di Seul, propone un’evidenza molto precisa perché confronta – e non è accaduto spesso – gli effetti dell’attività fisica regolare nei cardiopatici rispetto ai sani. L’età media dei soggetti considerati – tutti adulti – era di circa 60 anni: più di 131.000 persone erano cardiopatiche e oltre 310.000 non presentavano problemi di salute per cuore e arterie. I dati relativi alla mortalità sono stati individuati tramite un registro apposito, il Korean National Death Index.

Come si è svolto lo studio

A tutti i partecipanti sono state poste precise domande sul livello e sul tipo di attività fisica che avevano svolto nella settimana precedente l’intervista, con evidente riferimento anche alla quantità di sforzo effettuato. Infatti le informazioni rilevate sono state trasformate in in unità di minuti di attività metabolica equivalente alla settimana (tecnicamente definite come MET-minuti/settimana). Stando a quanto riporta la ricerca, pubblicata anche su European Heart Journal, si è visto che nelle persone che soffrivano di problemi cardiologici ogni 500 minuti/MET il rischio di morte negli anni successivi al controllo è calato del 14 per cento, il doppio rispetto a quello osservato nelle persone sane. In particolare, nei cardiopatici la riduzione del rischio di decesso è stata osservata sia in chi si è tenuto sotto i 500 MET/settimana rispetto a chi era sedentario. Ma chi è riuscito ad arrivare a 1000 MET/settimana la riduzione del rischio è stata notevolmente maggiore rispetto ai sedentari, che ovviamente avevano rischi maggiori. La stessa tendenza si è osservata anche in chi non aveva patologia cardiovascolari. Il problema è che risulta difficile portare chi soffre di cuore ad una regolare attività fisica, che pure potrebbe essere una vera e propria terapia salvavita. Lo studio riporta che poco meno del 50 per cento dei soggetti considerati rimaneva sotto la quantità di attività fisica raccomandata e circa 25 persone su cento non facevano proprio movimento. Il tutto a fronte delle chiare indicazioni delle linee guida della stessa Società europea di Cardiologia che segnala come per tutti (e non solo per i malati) sarebbe importante svolgere almeno 150 minuti a settimana di moderata intensità o 75 minuti a settimana di vigorosa intensità di attività fisica aerobica, o una combinazione equivalente. 500 minuti/MET si possono ottenere camminando ogni giorno (e solo nei giorni feriali) in modo veloce per mezz’ora. Se poi a questo si aggiunge una gita in salite di due ore e mezza, magari la domenica si arriva a circa 1500 minuti/MET. E si aiuta ancor di più il cuore!

 

(FM)