Come prevenire l’ictus in chi soffre di fibrillazione atriale

Lo studio NAXOS pone a confronto diversi farmaci anticoagulanti orali. Uno di essi (apixaban)  è risultato associato a tassi più bassi di sanguinamento maggiore con protezione comparabile agli altri medicinali della classe

Come prevenire l’ictus in chi soffre di fibrillazione atriale

Dal Congresso della Società Europea di Cardiologia arrivano informazioni utili per il trattamento della fibrillazione atriale non valvolare, la forma più diffusa di questa aritmia che colpisce soprattutto gli anziani e aumenta anche di cinque volte il rischio di andare incontro ad un ictus cerebrale. In questi pazienti, per il medico, è fondamentale associare alla possibilità di mantenere il sangue sufficientemente fluido (obiettivo principe per la prevenzione di ischemie delle arterie che irrorano il cervello) anche la sicurezza d’impiego. Diversi sono i medicinali usati in questo senso, che hanno il compito di proteggere il cervello e non solo. In questo senso importanti chiarimenti arrivano dallo studio NAXOS (EvaluatioN of ApiXaban in strOke and Systemic embolism prevention in patients with nonvalvular atrial fibrillation in the real-life setting in France), condotto in Francia. La ricerca è importante perché i dati non vengono dalla classica ricerca clinica realizzata su pazienti selezionati, ma su dati provenienti dal mondo reale. Nella pratica di ogni giorno, infatti, vengono trattati anche pazienti che per diverse condizioni (ad esempio la presenza di altre malattie), non possono essere inseriti nei classici studi clinici. "L'analisi osservazionale retrospettiva su larga scala NAXOS è significativa perché ha riguardato quasi l'intera popolazione francese con fibrillazione atriale non valvolare ed è la prima analisi nazionale nella quale si sono valutate l'efficacia e la sicurezza di tutti gli anticoagulanti orali disponibili in Francia – è il commento Philippe Gabriel Steg, direttore del Dipartimento di Cardiologia dell'Hôpital Bichat, di Parigi. Poter analizzare i dati provenienti dalla pratica clinica di routine relativi a una vasta popolazione di pazienti può aiutare a caratterizzare l'efficacia e la sicurezza degli anticoagulanti disponibili"

Cosa dice la ricerca

Lo studio ha coinvolto la maggioranza dei i pazienti francesi di almeno 18 anni di età affetti da fibrillazione atriale non valvolare che hanno iniziato a prendere un anticoagulante orale tra il 2014 e il 2016, in tutto 321.501 persone, identificate nel database dell'assicurazione sanitaria nazionale francese, SNIIRAM.  La ricerca ha puntato a comprendere i dati sull’uso di un farmaco (apixaban) e degli altri anticoagulanti orali disponibili in Francia, valutando al contempo la sicurezza, cioè i dati relativi a sanguinamenti “maggiori” e l’efficacia, cioè la capacità dei farmaci di prevenire ictus ed eventi tromboembolici sistemici . Ovviamente è stata considerata anche la mortalità per qualsiasi causa nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare trattati con anticoagulanti orali. Dall’indagine è emerso che apixaban è risultato associatoad un tasso inferiore di sanguinamento maggiore rispetto ad un antagonista della vitamina K e agli altri anticoagulanti orali. Sul fronte dell’efficacia, è risultato associato a tassi di ictus ed eventi tromboembolici sistemici inferiori rispetto all’antagonista della vitamina K e simili rispetto ad altri farmaci della sua stessa classe. Un quadro simile si è osservato per la mortalità. Lo studio è stato supportato dall’Alliance Bristol-Myers Squibb-Pfizer.