I rapporti “pericolosi” tra ictus e infarto

Non ci sono solo i danni del cervello a spiegare le disabilità post-ictus. La Società Europea di Cardiologia a congresso per svelare gli intrecci pericolosi tra infarto cardiaco e cerebrale

I rapporti “pericolosi” tra ictus e infarto

ESUS. Tenete a mente questa sigla, che sta per “Embolic Stroke of Undetermined Source”. La genesi di queste forme di ictus, più o meno uno su quattro tra le lesioni di tipo ischemico che rappresentano circa l’80 per cento dei casi, rimane sconosciuta anche dopo i test diagnostici più approfonditi. Ed è un mistero non solo sotto l’aspetto conoscitivo, ma anche per l’impatto che può avere sul fronte delle terapie per limitare il rischio di recidive. Ad esempio, una serie di studi recenti sembra mettere in discussione l’impiego di trattamenti anticoagulanti nella prevenzione di nuovi attacchi, ovviamente nelle persone che hanno un ictus ischemico senza dimostrazione chiara di una lesione intravascolare. Ma non basta. Se è ampiamente dimostrato che problemi cardiaci, primi tra tutti le aritmie, possono condurre all’ictus, recentemente si è scoperto che anche la lesione cerebrale può facilitare l’insorgere di malattie cardiache, solo che ci sono scarse informazioni su come prevenire questo rischio. C’è ancora molto da conoscere, insomma, sul fronte di queste lesioni, tanto che il 25 e 26 gennaio a Berlino si terrà la ESC Heart & Stroke 2019, conferenza internazionale organizzata dalla Società Europea di Cardiologia “ESC), proprio per fare luce sui tanti misteri che ancora interessano le lesioni cerebrali e gli aspetti che le legano alla salute del cuore. L’interesse dei cardiologi sul tema è legato in primo luogo al fatto che molti fattori di rischio per l’infarto sono tali anche per quanto riguarda l’ictus, come la coagulabilità del sangue, l’ipertensione e la fibrillazione atriale. Proprio su questo fronte è prevista una discussione sul ruolo che può avere un’aritmia non diagnosticata come fattore di rischio cerebrovascolare.

La sfida dell’accesso alle terapie

“L’ictus è la principale causa di disabilità nell’adulto e la seconda causa di morte – spiega Wolfram Doehner, direttore scientifico del corso tedesco. Tra tutti i pazienti che vanno incontro ad un ictus circa un terzo muore, un terzo non presenta esiti o comunque ha invalidità minori e un terzo ha disabilità maggiori, perdendo la capacità di camminare, parlare o lavorare, e diventando dipendente dagli altri per il resto della sua vita”. Tra i temi in discussione a Berlino c’è anche la definizione del ruolo presente e futuro dei cardiologi interventisti nel trattamento dell’ictus. Purtroppo su questo fronte ci sono ancora problemi nell’accesso alle cure, almeno per quanto riguarda la possibilità di aspirare il trombo grazie alla trombectomia attraverso catetere (tecnica simile a quella che si usa per l’angioplastica coronarica), che riduce la disabilità in chi sopravvive all’ictus. Questa tecnica non è disponibile in molti Paesi europei e i cardiologi reclamano il permesso di offrire la cura. Proprio a Berlino si discuterà di come migliorare l’integrazione in questo senso.