Il paziente informato previene meglio i fattori di rischio cardiovascolare

Solo una persona su due segue regolarmente le cure per ipertensione, ipercolesterolemia e altro. Una web-serie per migliorare l’aderenza alle cure

Il paziente informato previene meglio i fattori di rischio cardiovascolare

L’informazione è la chiave per migliorare l’aderenza alle cure e controllare meglio i fattori di rischio per il cuore che spesso, come accade per l’aumento del colesterolo e la pressione alta, non danno segni della loro presenza. E la mancata aderenza rappresenta un vero e proprio fattore di rischio cardiovascolare occulto. A ricordarlo è Claudio Cricelli, Presidente della società Italiana di medicina Generale, in occasione della presentazione di “Impazienti Cronici”, la prima web serie realizzata dal Gruppo Servier in Italia che ha l'obiettivo di sensibilizzare sull'importanza dell'aderenza alle cure per controllare e convivere con patologie croniche, come quelle cardiometaboliche. I sei episodi raccontano in modo ironico la quotidianità di sei coppie di “Impazienti Cronici” che, nonostante un’iniziale difficoltà, hanno imparato l’importanza di seguire correttamente le prescrizioni del medico e attraverso una serie di gag divertenti dispensano consigli preziosi per promuovere comportamenti che favoriscano una migliore qualità della vita per chi deve convivere con questo genere di cronicità. “Quando un medico prescrive un farmaco deve accertarsi che il paziente comprenda e segua esattamente le indicazioni – spiega Cricelli. Si tratta di un problema che si verifica da sempre e che può essere risolto soltanto se entrano in gioco tre fattori: comunicazioni chiare, informazioni precise e spiegazione puntuale dei rischi che si corrono, da un lato, se non si aderisce alla terapia o dei benefici che, dall’altro lato, si avranno se si segue perfettamente la prescrizione. La mancanza di informazioni, nell’80 per cento dei casi, è responsabile della mancanza di aderenza terapeutica. Pensiamo, ad esempio, ai foglietti illustrativi dei medicinali: scritti come sono ora, non servono né al medico né al paziente perché sono illeggibili. Per favorire l’aderenza terapeutica, nella pratica, è fondamentale una prescrizione dettagliata in cui si diano tutte le informazioni necessarie e, soprattutto, si forniscano indicazioni sui rischi. Non meno importante, infine, è il controllo costante che il medico deve fare insieme ad ogni paziente per verificare che tutto stia procedendo nel migliore dei modi.”

Cosa fare perché un trattamento raggiunga l’obiettivo

I protagonisti della cura, insomma, sono diversi. I principali determinanti del successo o dell’insuccesso terapeutico sono il medico, il paziente ed il trattamento. “Il medico deve essere fermamente convinto della necessità di raggiungere il target terapeutico per ogni trattamento e deve sempre essere disponibile ad un coinvolgimento fattivo del paziente;, quest’ultimo deve essere pienamente consapevole dell’importanza di seguire con scrupolo il progetto terapeutico concordato con il proprio medico il trattamento deve essere ovviamente efficace, ma anche ben tollerato e semplice da seguire – segnala Giovambattista Desideri, ordinario di Medicina Interna all’Università de L’Aquila. Ad esempio, nell’ambito della prevenzione cardiovascolare la terapia di combinazione con due o tre farmaci antipertensivi, opportunamente raccomandata dalle linee guida, rappresenta un eccellente esempio di terapia che coniuga al massimo i requisiti di efficacia, tollerabilità e semplicità che ogni trattamento dovrebbe avere”. Insomma: informare e rendere semplici le cure, nell’ambito di un rapporto medico-paziente ottimale, è la ricetta per favorire un più efficace controllo delle cronicità. E’ infatti proprio nelle condizioni che si mantengono nel tempo e vanno trattate per anni per ridurre i rischi, il maggior pericolo che il malato non segua adeguatamente le terapie prescritte e magari si prenda delle “vacanze” ingiustificate che non consentono di tenere la barra dritta verso l’obiettivo. “Il problema della mancata aderenza riguarda principalmente, ma non esclusivamente, le patologie croniche tra cui spiccano per rilevanza epidemiologica e clinica l’ipertensione arteriosa, il diabete, le dislipidemie e, più in generale, le patologie cardiovascolari – fa sapere l’esperto. Le principali motivazioni della scarsa aderenza sono da ricercare nel non adeguato coinvolgimento del paziente nel progetto assistenziale, fondamentale ai fini di una sua piena responsabilizzazione nei riguardi della gestione della propria condizione clinica, e nella complessità degli schemi terapeutici che il paziente si trova a dovere seguire, spesso variamente articolati, anche in relazione alla frequente coesistenza di diverse problematiche cliniche in contemporanea (ad esempio dislipidemia ed ipertensione).

 

(FM)