​La polipillola, arma per favorire l’aderenza alle cure e proteggere il cuore

Le associazioni precostituite possono aiutare a rispettare i trattamenti se colesterolo e pressione sono da controllare. Importante studiare l’approccio ideale per ogni paziente

La polipillola, arma per favorire l’aderenza alle cure e proteggere il cuore

Qualche tempo fa, sul New England Journal of Medicine, è stata pubblicata una ricerca che dimostra come proprio grazie all’associazione precostituita di diversi principi attiva in una sorta di “pillolone” si riesce a controllare meglio nel tempo ipertensione e colesterolo, due dei principali nemici della salute del cuore. La “polipillola” studiata nel lavoro scientifico sostenuto dall’American Heart Association e coordinato da Daniel Munoz, contiene farmaci per ridurre la pressione insieme ad una statina per ridurre il colesterolo cattivo o LDL. Ora, la ricerca italiana conferma come questo approccio si possa rivelare molto utile per migliorare l’aderenza terapeutica, e di conseguenza un miglior controllo dei diversi fattori di rischio associati. La presenza combinata di ipercolesterolemia ed ipertensione, ad esempio, rappresenta un “cocktail” pericolosissimo per il rischio infarto, amplificando e sommando i pericoli per il cuore. e per raggiungere gli obiettivi pressori e lipidici desiderati occorre spesso assumere diversi farmaci, che oggi possono anche offerti in associazioni precostituite, con un miglioramento dell’aderenza terapeutica, soprattutto nei pazienti cronici. Uno studio clinico coordinato da Chang e apparso recentemente su Hypertension dimostra per l’ipertensione, ad esempio, che un terzo degli americani che godono di programmi assicurativi non assume regolarmente le terapie prescritte. Per quanto riguarda il controllo dell’ipercolesterolemia una recente ricerca apparsa su Journal of the American Heart Association dice che solo uno su tre tra i soggetti che hanno già avuto un infarto assume regolarmente le terapie per abbassare i valori e che la percentuale di “non aderenti” raddoppia quando si parla di prevenzione primaria in soggetti a rischio, che cioè debbono limitare i pericoli di andare incontro a infarti o ictus. aderenza vuole dire successo della terapia e risparmio di denaro per i risultati in termini di guarigione, la non aderenza vuole dire inefficacia e costi enormi per le conseguenze della mancata assunzione dei farmaci Come se non bastasse lo sviluppo della mancanza di aderenza è molto rapido in caso dei fattori di rischio cardiovascolari: si arriva ad assistere ad una riduzione del 30 per cento della aderenza alla terapia prescritta già entro le prime 4 settimane dopo la prescrizione.

Più attenzione al rapporto medico-paziente

La lotta alle cronicità, che spesso si associano, è una delle grandi sfide della medicina sul territorio. Secondo i dati Istat del 2017, il 66 per cento degli over 75 soffre di più di una patologia cronica e gli over 85 hanno una DDD (dose definita giornaliera di farmaco) di 3.8 (il che significa quasi 4 somministrazioni al giorno) in base a quanto emerge dal rapporto AIFA del 2018 L’importante è quindi la massima “interazione” tra medico e paziente e che il curante e la persona con fattori di rischio scelgano assieme l’approccio migliore. Contano in questo senso diversi fattori per il successo della terapia di controllo dei fattori di rischio cardiovascolari, come il fatto che la condizione patologica si esprima o meno con sintomi chiari, il numero di farmaci somministrati ed il numero di dosi giornaliere, l’atteggiamento personale del paziente che solitamente non assume i farmaci in modo corretto solo perché li dimentica o perché ritiene che siano superflui. Pur se non è possibile definire una strategia univoca di sicuro successo, pare che meno compresse, meno farmaci non indispensabili ed una solida educazione della terapia attraverso un forte rapporto medico-paziente sono indispensabili per arrivare al risultato voluto, con una diminuzione del rischio per il singolo. Basti pensare in questo senso ad una metanalisi degli studi disponibili realizzata da ricercatori italiani di diverse università, dalla Vanvitelli di Napoli fino all’ateneo di Bologna, di Firenze e San Raffaele Pisana di Roma,  passando per l’Università Saint George di Roma, apparso su International Journal of Cardiology. Dall’analisi dei principali studi clinici pubblicati emerge come una “polipillola” che contenga al suo interno diversi principi attivi ad azione potenzialmente positiva su diversi meccanismi che entrano in gioco nella genesi dell’ipertensione e dell’ipercolesterolemia possa migliorare l’aderenza alle cure nei soggetti a rischio cardiovascolare, con conseguente riduzione dei parametri legati ai diversi fattori di rischio. La sfida della comorbilità, insomma, si può combattere meglio anche con un più efficace e semplificato approccio a ipertensione e colesterolo, attraverso una polipillola su misura per influire su diversi meccanismi. Oltre a favorire l’aderenza, si possono verificare effetti positivi sul possibile rischio cardiovascolare , migliorando l’impatto della terapia medica preventiva.