Terapie “semplici” per migliorare l’aderenza in chi soffre di cuore

Uno studio condotto in Italia dimostra che più della metà dei soggetti in cura con tre farmaci non segue regolarmente le cure. A rischio soprattutto le donne

Terapie “semplici” per migliorare l’aderenza in chi soffre di cuore

“Aderenza vo’ cercando”. Si potrebbe quasi riportare così, con una sorta di sonetto che ricorda i passi del Dolce Stil Novo, la grande sfida che oggi occorre affrontare quando si debbono controllare più fattori di rischio cardiovascolare in uno stesso soggetto, sia in prevenzione primaria sia dopo che si è già verificato un infarto o un ictus. Sotto accusa non ci sono solamente le “vacanze” terapeutiche che ogni tanto le persone si prendono, sbagliando se non in accordo con il medico, ma proprio la complessità dei trattamenti che, in chi soffre di polipatologie, richiedono l’assunzione di numerose somministrazioni farmacologiche quotidiane, imponendo quindi uno sforzo alla persona, spesso anziana. A ribadire l’importanza di questo aspetto, riportando l’attenzione sull’impiego di combinazioni precostituite di farmaci come del resto avviene per tante patologie croniche, dall’asma fino all’infezione da HIV, è uno studio italiano che mette in luce come nei pazienti sottoposti a trattamenti di combinazione con tre farmaci (nell’analisi sono stati considerati schemi terapeutici basati rispettivamente su ACE-inibitore, Calcio antagonista e statina o ACE-inibitore, statina ed acido acetilsalicilico) l’aderenza alla terapia non arriva al 50 per cento. la ricerca, apparsa su American Journal of Cardiology, è stata condotta in collaborazione tra la sezione di Farmacologia e Tossicologia del Dipartimento di Neuroscienza dell’Università di Firenze e i medici della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), anche attraverso il registro di raccolta dati Health Search.

Un’indagine a tutto campo

Lo studio ha avuto un obiettivo preciso: valutare il livello e i determinanti dell’aderenza alla terapia farmacologica nei pazienti sottoposti a terapie di combinazione con tre farmaci.  E’ stato utilizzato il database Health Search (database della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie - S.I.M.G. - contenente dati derivanti dalle cartelle cliniche di pazienti assistiti da circa 1000 MMG distribuiti in modo uniforme in Italia): è stata selezionata una popolazione di pazienti con età superiore ai 18 anni con prescrizioni simultanee del primo schema terapeutico (6302 pazienti; ossia il 2.7% dei pazienti a cui viene prescritto almeno uno dei tre farmaci che formano la combinazione) e del secondo (15.918 pazienti; ossia il 6,7%; dei pazienti con prescrizione di almeno uno dei tre farmaci che formano la combinazione, n = 237.892). I dati sono stati raccolti per un periodo di 12 anni. per valutare l’aderenza terapeutica si è considerata la percentuale di giornate effettivamente coperte dal trattamento farmacologico, ovvero la PDD (Prescribed Daily Dosage). La PDD è stata suddivisa nelle seguenti classi: <80% “non aderente”; ≥80% “aderente”. I risultati sono sicuramente emblematici.  Il 52,1% ed il 50,6% dei pazienti con prescrizioni rispettivamente di ACE-inibitori, calcio-antagonisti e statina e ACE-inibitori, statine e acido acetilsalicilico a basso dosaggio, sono risultati non aderenti ai trattamenti. Ovviamente la situazione non è uguale per tutti.  I risultati indicano inoltre che il genere, il rischio cardiovascolare, la presenza di fibrillazione atriale e la depressione sono fattori in grado di influenzare l'aderenza alle politerapie: le donne, chi ha un rischio cardiovascolare basso, chi soffre di fibrillazione atriale o si depressione tende ad avere una minor aderenza al trattamento.  In futuro, quindi, la sfida più importante sarà arrivare ad assicurare la necessaria protezione farmacologica ad un numero sempre maggiore di persone, “ufficialmente” in terapia, magari anche attraverso una semplificazione delle terapie.

 

(FM)