L’allergia alla carne aumenta il rischio di infarto?

Questa forma di allergia è molto rara e verrebbe innescata dalla puntura di zecca. L’osservazione è solo preliminare, ma una ricerca dell’Università della Virginia dice che in chi ne soffre di formerebbero più facilmente placche ateromatose nelle arterie.

L’allergia alla carne aumenta il rischio di infarto?

Nel mondo in continua evoluzione delle allergie si è scoperto negli ultimi anni che si può diventare sensibili anche alla carne. O meglio. Si può diventare allergici a un particolare zucchero contenuto nelle carni rosse, chiamato Alfa-GAL. Ora, a pochi anni dalla scoperta di questa reazione riconosciuta ufficialmente nel 2009 negli Usa, dall’Università della Virginia arriva la prova di una possibile correlazione tra la sensibilità all’allergene e lo sviluppo di placche lipidiche sulla parete dei vasi che irrorano il cuore, aumentando in teoria il rischio di sviluppare un infarto. Spesso questa forma di allergia non crea particolari problemi in termini di sintomi ed è ancora da studiare bene sotto l’aspetto scientifico. L’agente scatenante sarebbe rappresentato dalle punture di zecche, che determinano la formazione di anticorpi di tipo IgE, tipici dell’allergia, verso l’Alfa-GAL. Questa non è una proteina ma uno zucchero che nell’ipotesi della scienza sarebbe immesso nell’organismo proprio attraverso la puntura della zecca. L’eventuale reazione allergica non sarebbe immediata dopo l’assunzione dell’alimento, ma ritardata da tre a sei ore, rendendo quindi più difficile l’associazione dell’allergia alla carne rossa. Sul fronte della diagnosi, in alcuni laboratori si può effettuare il dosaggio delle Immunoglobuline E specifiche proprio per l’Alfa-GAL.

Cosa mostra lo studio

I ricercatori americani, guidati da Coleen Mc Namara, sono molto cauti nel giungere a conclusioni certe, anche per il limitato numero di soggetti che hanno preso parte alla ricerca e annunciano che avvieranno studi più dettagliati per ottenere maggiori evidenze. Ma l’ipotesi di lavoro è sicuramente affascinante, perché mette in relazione una forma allergica, che in certi casi può essere del tutto priva di sintomi, con un possibile rischio per il cuore. L’indagine ha preso in esame 118 persone e ha riscontrato che in chi mostrava l’allergia l’accumulo delle placche aterosclerotiche all’interno delle arterie risultava mediamente del 30 per cento superiore a quello di chi invece, pur avendo le stesse caratteristiche, non era risultato positivo ai test per questa particolare allergia. Come se non bastasse, anche sotto il profilo morfologico le placche presentavano negli allergici caratteristiche che le avvicinavano di più alle placche instabili, quindi con un maggior rischio di determinare occlusioni dei vasi e dunque infarto. A preoccupare è soprattutto la situazione di chi non mostra i sintomi legati all’allergia, che si manifestano sotto forma di orticaria, problemi di stomaco o altri fastidi di tipo allergico. In Virginia, stando alle analisi dei ricercatori, più del venti per cento dei soggetti risulta allergico senza sintomi. Una precisazione è comunque d‘obbligo. L’allergia si manifesta solamente nei confronti della carne rossa e non di pesce o pollame. La strategia più efficace, comunque, è quella di farsi visitare in un centro allergologico per poi puntare sulla prevenzione, che passa attraverso l’astensione dai cibi potenzialmente responsabili dell’allergia.