Così cambia l’anestesia per gli interventi al cuore

Studio coordinato dall’Italia dimostra che non c’è differenza tra quella per inalazione e quella endovenosa. La conferma sulle pagine del New England Journal of Medicine

Così cambia l’anestesia per gli interventi al cuore

“Conti fino a 10”. Piano piano, in pochi secondi, grazie ai farmaci si perde conoscenza e l’intervento chirurgico può avere inizio. Quando occorre l’anestesia generale, l’operazione inizia più o meno così. Ed è una tappa fondamentale perché il chirurgo possa svolgere il suo compito. Anche per interventi al cuore e alle arterie, perché permette ai pazienti di essere sottoposti a operazioni e altre procedure più o meno invasive senza provare dolore, oltre a proteggere l’organismo dall’intervento stesso. Molti progressi della chirurgia dipendono dagli sviluppi della moderna anestesia, senza la quale, per esempio, non sarebbe possibile effettuare interventi cardiochirurgici maggiori, le cosiddette “operazioni a cuore aperto”. Ma quale tipo di anestesia si dovrebbe preferire? Negli anni, ricerche pre-cliniche e meta-analisi hanno suggerito di preferire, negli interventi al cuore, l’anestesia inalatoria rispetto a quella intravenosa per le sue conseguenze farmacologiche positive, come la riduzione di infarto miocardico. Tuttavia, fino a oggi non esistevano studi consistenti che dimostrassero delle reali differenze nelle conseguenze cliniche tra anestesia intravenosa e volatile nei pazienti sottoposti a questo tipo di operazioni. Le linee guida in tutto il mondo sottolineano come l’anestesia volatile (o inalatoria) sia preferibile rispetto a quella di tipo intravenoso per i suoi effetti cardioprotettivi nelle operazioni cardiochirurgiche, come il bypass aortocoronarico. Ora una ricerca coordinata dall’Italia dimostra che anche l’anestesia iniettata nelle vene può avere un profilo di sicurezza simile a quella per inalazione. Lo studio multicentrico è stato pubblicato oggi sul New England Journal of Medicine.

Cosa dice lo studio

La ricerca, condotta in 36 centri e 13 paesi con un coinvolgimento di 5.400 pazienti, è stata coordinata interamente da medici e ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, in particolare da Giovanni Landoni, referente Ricerca Clinica In Anestesia e Rianimazione Chirurgica oltre che professore associato all’Università Vita-Salute San Raffaele, e da Alberto Zangrillo, referente Aree Cliniche del San Raffaele e professore ordinario all’Università Vita-Salute San Raffaele. Per numero di centri e pazienti coinvolti, la ricerca rappresenta uno dei più grandi studi anestesiologici mai condotti. Lo studio ha voluto verificare l’effettiva differenza fra i due tipi di anestesia generale nelle operazioni di bypass aortocoronarico, monitorando la mortalità a un anno dei pazienti ed eventuali reazioni avverse all’anestesia. “Abbiamo scelto di focalizzarci sull’intervento di bypass aortocoronarico perché si è dimostrato essere un ottimo modello per vedere gli effetti dell’anestesia, oltre che uno degli interventi maggiori più frequenti – conta infatti circa un milione di interventi l’anno – spiega Landoni”.  Dal 2014 al 2017 sono stati reclutati 5.400 pazienti – un numero particolarmente ampio per ricerche di questo tipo – successivamente divisi in due gruppi in modo randomizzato: un gruppo è stato trattato con anestesia volatile e l’altro con anestesia intravenosa. Monitoraggi successivi non hanno mostrato alcuna differenza significativa nelle conseguenze cliniche post-operazione. Anestesia volatile e intravenosa sono, quindi, ugualmente sicure.  “Oltre a rassicurare medici e pazienti, ciò significa che già nell’immediato sarà possibile ridurre i costi dell’anestesia in ogni paese: dal momento che i risultati sono del tutto comparabili, saranno i paesi stessi a decidere se preferire un’anestesia rispetto all’altra a seconda dei costi che questa comporta caso per caso – fa sapere Zangrillo”.   Lo studio, oltre a essere uno dei più grandi studi anestesiologici mai condotti, è un esempio di ricerca clinica indipendente e collaborativa, promossa e realizzata grazie a finanziamenti ricevuti dal Ministero della Salute.

 

(FM)