Aterosclerosi e infarto, attenzione ai segnali che inviano le arterie

Studio americano dimostra che l’aterosclerosi delle gambe e delle carotidi viene considerata “meno” in termini di prevenzione farmacologica: attenzione a non pensare solo alle coronarie

Aterosclerosi e infarto, attenzione ai segnali che inviano le arterie

Ci vuole una campagna informativa per spiegare che ci vuole la stessa attenzione per le tre diverse forme maggiori di aterosclerosi dei vasi sanguigni. E il messaggio deve giungere sia ai pazienti che ai medici. Non usa mezze parole, Erin Michos del Ciccarone Center per la prevenzione delle malattie cardiovascolari presso l’Università Johns Hopkins di Baltimora, autore di uno studio presentato al convegno dell’ American Heart Association's Quality of Care & Outcomes Research. Stando allo studio, infatti, chi ha avuto un ictus o comunque soffre di aterosclerosi delle arterie delle gambe, la cosiddetta arteriopatia periferica, in genere tenderebbe ad essere meno trattato in termini di prevenzione dell’infarto rispetto a chi ha già avuto un attacco cardiaco. Il messaggio che viene dalla ricerca è molto chiaro: l’albero circolatorio è uno e va considerato nella sua totalità, a prescindere dalle manifestazioni cliniche che compaiono. La ricerca ha preso in esame oltre 14.000 adulti, di età media di 65 anni, che presentavano segni di patologia tanto alle arterie coronariche quando una storia di ictus o di malattia arteriosa dei vasi periferici, in pratica un campione in scala della situazione che interessa milioni di persone. Dall’analisi dell’approccio terapeutico emerge che, rispetto a quanti presentavano lesioni delle arterie coronariche, chi aveva malattie delle arterie periferiche usava mediamente la metà delle statine (per ridurre il colesterolo) e addirittura un terzo di acido acetilsalicilico per proteggersi dall’eccessiva aggregazione delle piastrine. E chi aveva avuto un ictus impiegava mediamente meno della metà di statine ed acido acetilsalicilico.

Attenzione alla malattia delle “vetrine”

Se l’ictus è purtroppo tristemente conosciuto, e la prevenzione secondaria va mirata caso per caso sfruttando al meglio le opportunità disponibili in termini di stile di vita e terapia farmacologiche indicate dal medico, le persone conoscono meno l’arteriopatia dei vasi periferici, che si può manifestare con la classica malattia delle “vetrine”. In pratica, dopo che si è camminato per qualche decina o centinaia di metri, ci si ferma per qualche minuto e magari si finge di guardare i negozi. Il motivo della sosta non è l’attenzione agli oggetti esposti, quanto piuttosto un forte dolore che viene dai muscoli delle gambe. Un dolore che in qualche minuto scompare, e si può riprendere il cammino. Si manifesta più o meno così la “malattia delle vetrine”, per nulla legata al momento dei saldi, ma piuttosto ad un carente afflusso di sangue e ossigeno alle gambe attraverso le arterie. Gli esperti la chiamano claudicatio intermittens: è caratterizzata da dolori che costringono chi ne è affetto a fermarsi, mentre cammina, anche dopo poche centinaia di metri. I muscoli, scarsamente ossigenati a causa della cattiva circolazione arteriosa, non ce la fanno a sostenere la camminata. Il problema è più diffuso di quanto si pensi. Ne soffrono soprattutto i maschi, più o meno il doppio rispetto alle femmine, e negli uomini è presente in circa il del 3-10 per cento nella fascia di età 50-69 anni, arrivando al 15-20 per cento nei soggetti con più di 70 anni. La causa più frequente di questa condizione è l’aterosclerosi: l’ostruzione o il restringimento delle arterie, causati ad un processo che riduce il flusso di sangue nelle gambe durante l’attività fisica. La placca che si forma all’interno dell’arteria che irrora le gambe provoca un progressivo restringimento delle arterie fino alla loro ostruzione completa, oppure in altri casi si “rompe”. Così si possono manifestare o un’embolia, cioè l'immissione nel torrente circolatorio di frammenti che poi possono chiudere vasi arteriosi a distanza, oppure la trombosi, ovvero la formazione di un coagulo che chiude improvvisamente il vaso. Purtroppo l’arteriopatia periferica viene spesso poco considerata mentre andrebbe riconosciuta e poi affrontata dal medico, perché i danni alle arterie spesso sono diffusi e non possono essere considerati solamente di un’area dell’albero vascolare.

 

(FM)