Aterosclerosi, una spia nel sangue la scopre quando non dà segni

Ricerca spagnola dimostra che un gruppo di proteine può diventare un marcatore per scoprire se si forma una placca aterosclerotica. Passi avanti per la diagnosi precoce

Aterosclerosi, una spia nel sangue la scopre quando non dà segni

C5. A prima vista può sembrare una sorta di sigla da utilizzare in un film di fantascienza, ma in futuro la ricerca di questo parametro nel sangue potrebbe diventare una chiave d’accesso per scoprire in anticipo chi sta sviluppando placche aterosclerotiche lungo le arterie, con possibili ripercussioni sulla circolazione del sangue. Proprio la formazione dell’ateroma e la sua conseguente alterazione, come si sa, può essere responsabile dell’occlusione completa o parziale di un vaso traducendosi nella comparsa si infarto o di ictus cerebrale di tipo ischemico. La ricerca che punta il dito su C5, tra le proteine presenti nella placca che inizialmente si forma sulla parete del vaso, è stata condotta dal Centro Nacional de Investigaciones Cardiovasculares (CNIC) insieme con gli esperti dell’Instituto de Investigación Sanitaria-Fundación Jiménez Díaz (IIS-FJD) di Madrid, e è pubblicata su Journal of American College of Cardiology. La chiave dei processi iniziali che portano alla formazione della placca va riconosciuta nell’attivazione del sistema del complemento. Il sangue contiene numerose sostanze che possono essere attivate dando luogo a metaboliti dotati di specifiche attività biologiche. I sistemi plasmatici presentano la caratteristica di essere innescati secondo un andamento “a cascata”, per cui un fattore ne attiva un altro, quest’ultimo un altro ancora e così via. Il sistema del complemento è costituito da un gruppo di proteine costituito da una ventina di fattori, definiti con la lettera C seguita da un numero progressivo da 1 a 9 e da lettere dell'alfabeto: per esempio C3, C4a. L’attenzione in questo caso si è concentrata su C5, parametro semplice da identificare con un semplice esame del sangue di basso costo che potrebbe indicare appunto la presenza di un’aterosclerosi che non dà alcun segno della sua presenza.

Perché la scoperta è importante?

La ricerca permette di scoprire in anticipo chi sarà a rischio. L’aterosclerosi infatti porta alla formazione dell’ateroma, una placca sulla parete arteriosa che, in caso di rottura, rilascia una serie di sostanze che richiamano le piastrine ed altri componenti che concorrono a formare il trombo e quindi a bloccare il flusso di sangue verso l’organo irrorato dal vaso interessato. Spesso, purtroppo, questi fenomeni decorrono senza dare alcun segno clinico. In futuro, forse, questo parametro potrebbe entrare a far parte della valutazione preventiva, insieme ai più noti fattori di rischio cardiovascolare come ipercolesterolemia, ipertensione, sovrappeso, scarsa attività fisica e fumo. I dati che hanno consentito di arrivare a queste conclusioni sono stati tratti dallo studio PESA CNIC-SANTANDER (Progression and Early detection of Subclinical Atherosclerosis), che ha coinvolto i collaboratori del gruppo bancario Santander di età compresa tra i 40 e i 54 anni al momento del reclutamento. Si sono valutati soggetti sani, per studiare il rischio di aterosclerosi a carico di diversi vasi sanguigni senza che ci fosse alcun segno della malattia.

 

(FM)