Cosa fare in caso di arresto cardiaco

La maggior parte dei casi di arresto cardiaco avviene alla presenza di testimoni; sapere cosa fare può salvare la vita della vittima di arresto cardiaco. 

Cosa fare in caso di arresto cardiaco

La maggior parte dei casi di arresto cardiaco avviene alla presenza di testimoni; sapere cosa fare può salvare la vita della vittima di arresto cardiaco. Ecco cosa fare:

1. Chiamare il Servizio Soccorso 118 attraverso il numero 112, per allertare e far intervenire al più presto il servizio avanzato di soccorso che gestisca la situazione. Esistono specifiche app di cui possono essere dotati i nostri telefoni che inviano contestualmente alla chiamata telefonica del Servizio Soccorso 118 un segnale GPS che consente di localizzare con precisione il luogo da cui è partita la chiamata, evitando a chi chiama di perdere tempo per spiegare agli operatori del soccorso il luogo in cui si trova.

2. Nell’attesa? L’intervallo di tempo tra l’esordio dell’arresto cardiaco e l’arrivo del Servizio Soccorso 118 è molto prezioso. In assenza di interventi adeguati, le probabilità di salvare la vita del paziente e di evitare danni cerebrali irreversibili per l’assenza di flusso sanguigno al cervello scendono del 10% ogni minuto. La salvezza può arrivare dal massaggio cardiaco. Si mette una mano al centro del torace della persona in arresto cardiaco, in corrispondenza del cuore, e si praticano decise compressioni che introflettano il torace di circa 5 cm, con una
frequenza di compressione pari a 100/120 al minuto. 

3. Il massaggio cardiaco consente di mantenere una condizione di circolo mentre si attende l’arrivo dei soccorritori e del defibrillatore, che può risolvere l’arresto cardiaco annullando l’aritmia cardiaca che genera l’arresto di circolo. L’attuale disponibilità di defibrillatori semiautomatici (il defibrillatore analizza in modo autonomo, mediante le piastre poste sul torace del paziente, il tipo di aritmia alla base dell’arresto cardiaco, ma la scarica elettrica erogata al paziente richiede l’intervento di un operatore addestrato) e defibrillatori automatici (il defibrillatore compie autonomamente l’analisi dell’aritmia ed eroga la scarica elettrica) ha consentito di aumentare in modo significativo la percentuale di sopravvivenza all’arresto cardiaco. Tanto più precoce sarà la defibrillazione, tanto più probabile sarà efficace la rianimazione del paziente.