Covid-19, più temibile dell’influenza per il rischio di ictus

Studio condotto a New York dimostra che l’infezione da Sars-CoV-2 incrementa i rischi ben più dell’epidemia invernale. Necessarie ulteriori conferme

Covid-19, più temibile dell’influenza per il rischio di ictus

Che il virus Sars-CoV-2, responsabile della pandemia, possa innescare una serie di processi che possono purtroppo condurre a decesso o comunque a complicazioni gravi è provato dalla letteratura scientifica. Su questo versante, tuttavia, occorre sempre considerare i rischi correlati ad infezioni virali potenzialmente serie, come può diventare l’influenza stagionale, specie negli anziani e in chi presenta specifici fattori di pericolo, primi tra tutti quelli di natura cardiovascolare. Ebbene, considerando ovviamente solo i casi Covid-19 che hanno avuto bisogno del ricovero o comunque dell’accesso in pronto soccorso in due ospedali di New York, pare proprio che il rischio di ictus in questa condizione sia ben più elevato rispetto a quello osservato nel periodo dell’epidemia influenzale.  Lo fa sospettare uno studio, coordinato da Alexander E. Merkler della Weill Cornell Medicine di New York,  pubblicato su JAMA Neurology. La ricerca ha preso in esame le percentuali co comparsa di ictus ischemico in soggetti che avevano sviluppato Covid-19 ed erano stati ricoverati per questo motivo da inizio marzo ai primi di maggio di quest’anno, mettendo a confronto i dati ottenuti in termini di comparsa di ictus ischemico acuto con quelli rilevati in un periodo di epidemia influenzale negli anni precedenti. Il risultato è stato (purtroppo) fin troppo chiaro. In caso di Covid-19 il rischio di ictus ischemico è risultato ben più elevato rispetto a quanto osservato in periodo di influenza.

Attenzione alla circolazione

Per quanto riguarda Covid-19, i dati osservati nei due mesi all’interno dei nosocomi della ”Grande Mela” considerati per lo studio parlano di poco meno di 2000 pazienti: per tutti loro un team di specialisti in neurologia ha valutato la situazione fino a giungere alla diagnosi di ictus ischemico acuto, ovviamente in caso di sintomi ed esami strumentali positivi. L’1,6 per cento dei soggetti è andato incontro a questa complicanza, mediamente a distanza di poco più di due settimane dalla comparsa dei sintomi dell’infezione virale. Ovviamente il rischio di ictus è risultato più elevato nei soggetti che avevano sviluppato un’infezione più grave. D’altro canto, valutando la popolazione di controllo, ovvero i soggetti che erano stati ricoverati per complicazioni d’influenza (questa patologia virale è già considerata come un potenziale fattore di rischio per eventi cerebrali acuti e per questo si consiglia la vaccinazione negli anziani e nei cardiopatici oltre che in altre categorie), il rischio ictus ischemico è risultato innalzato solo dello 0,2 per cento. I dati che emergono dallo studio confermano quindi come occorre tenere in grande considerazione la salute cardiovascolare nei soggetti che hanno sviluppato Covid-19, specie per quanto riguarda l’aspetto circolatorio. Si sa infatti che l’infezione, oltre che determinare la polmonite, tende a concentrare i suoi effetti sulla circolazione, legati in gran parte al quadro infiammatorio molto spiccato che si può osservare ed agli effetti della risposta dell’organismo, che tendono a modificare il rischio di processi coagulativi all’interno dei vasi.

 

(FM)

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