Il cuore e la patente

Tutte le informazioni necessarie per mettersi alla guida tranquillamente in caso di malattie cardiovascolari. Sapere a chi è sconsigliato mettersi al volante e chi invece non ha problemi.

Il cuore e la patente

Posso guidare? Capita spesso di porsi questa domanda se si soffre di patologie cardiovascolari, non sempre tuttavia si riesce a ottenere una risposta chiara e precisa. Anche per questo una task-force della Società europea di Cardiologia ha redatto linee-guida sul tema e le ha pubblicate sull’European Hearth Journal.

Come mai tanta attenzione sul legame che unisce malattie cardiovascolari e abilità alla guida?

Secondo recenti ricerche, la maggior parte degli incidenti stradali riconoscerebbe una causalità multifattoriale. In ogni caso, nel 95 per cento dei casi il maggior responsabile di incidenti è l’errore umano, solo nel 5 per cento degli incidenti sono in gioco principalmente problemi legati all’autoveicolo o alle strutture stradali. A prescindere da abitudini negative come l’abuso di alcolici o di sostanze stupefacenti, altri fattori di rischio riconosciuti per incidenti sulla strada sono la giovane età, la sonnolenza, la velocità eccessiva e il tipo di strada che si percorre. Tanto che è molto più pericolosa la piccola viuzza di paese che la grande autostrada. Per quanto riguarda il cuore, spesso un incidente stradale viene correlato con un “malore”, che può essere l’esito di un’aritmia fatale apparsa improvvisamente e quindi dipendere direttamente da un quadro di morte improvvisa. Ma non solo. Anche altre patologie cardiovascolari, peraltro molto diffuse, debbono essere tenute presente dal medico quando si forniscono consigli per i pazienti. Ecco, in sintesi, cosa consigliano le linee-guida dei cardiologi.

Il rischio della morte improvvisa

La sindrome da morte improvvisa fa quasi sempre seguito a una fibrillazione ventricolare, con grave e repentino deficit circolatorio. Tuttavia spesso la perdita di coscienza non è immediata, ma può essere preceduta da segnali premonitori che il paziente può riconoscere. Una tachicardia improvvisa, ad esempio, può spingere chi guida ad accostare a lato della strada. Per certi versi, deve essere considerata preoccupante in chiave preventiva anche una tachicardia sopraventricolare benigna, che può però condurre a sincope e quindi all’improvvisa incapacità di governare il veicolo. Anche se non si può per ovvi motivi identificare precocemente la sincope, è possibile seguire con particolare attenzione il soggetto che già ha avuto sincopi, e quindi identificare se si tratta di un individuo particolarmente a rischio. Questo elemento risulta fondamentale, perché una metanalisi di tutti gli studi disponibili ha dimostrato che in presenza di patologie cardiache la sincope assume caratteristiche di maggior gravità, risultando anche potenzialmente mortale. In caso di pazienti cardiopatici, quindi, diventa fondamentale mettere a punto un regime di trattamento che possa consentire il totale controllo della patologia elettrica. In molti casi un blocco atrioventricolare transitorio, un’alterazione della conduzione seno-atriale o una sincope maligna di origine vasovagale, possono indicare una condizione a elevato rischio, che deve imporre al curante particolare attenzione nel consigliare al paziente la guida di un veicolo.
Più complesso, anche sotto il profilo epidemiologico, è definire il rapporto tra malattie coronariche e difficoltà alla guida. Secondo i cardiologi, a prescindere da specifiche condizioni patologiche come la presenza di un aneurisma dell’aorta addominale, occorre soprattutto tenere presenti le correlazioni tra malattia aterosclerotica e patologia cerebrale. Spesso infatti le due condizioni coesistono e occorre studiare con attenzione lo stato di salute dei vasi cerebrali in questi soggetti, per poter fornire informazioni più precise, in termini di rischio, a chi chiede lumi sulle sue possibilità di guidare tranquillamente.

Definizione dei rischi

Nel definire degli standard psicofisici minimi necessari per la guida, l’Unione europea ha individuato tre categorie di conducenti.

  • Gruppo 1. Conducenti di motociclette, auto e altri veicoli di piccole dimensioni con o senza rimorchio.
  • Gruppo 2. Conducenti di camion, furgoni di peso superiore alle tre tonnellate e mezzo o guidatori di pullman con più di otto posti escluso il guidatore
  • Gruppo intermedio. Autisti di taxi, piccole ambulanze o comunque mezzi di trasporto che implichino un impegno protratto alla guida. Per questi soggetti le informazioni vanno modulate caso per caso, in base alle linee-guida.

Consigli per soggetti del gruppo 1

  • Angina pectoris. La guida andrebbe consigliata solo se la terapia consente di controllare la sintomatologia. Da evitare in casi di angina a riposo.
  • Ima e PTCA. Niente guida durante l’attacco, dopo un mese dall’Ima e dopo una settimana dalla PTCA
  • Insufficienza cardiaca. Guida consigliata solo se i sintomi sono controllati. Da evitare se i sintomi compaiono a riposo
  • Aritmia. La guida è controindicata nei casi in cui esistano aritmie che causano disabilità oppure in grado di causare cali repentini di flusso ematico a livello cerebrale.
  • Pacemaker. Si può riprendere a guidare entro una settimana dal posizionamento del pacemaker
  • Sincope. Non va consigliata la guida fin quando non è stata individuata la causa della perdita di coscienza e i sintomi non sono sotto controllo.

Consigli per soggetti del gruppo 2

  • Angina pectoris. Eseguire prova da sforzo prima di consentire la ripresa della guida in caso di angina asintomatica o non in trattamento. Meglio evitare in caso di storia di angina, specie se instabile, con sintomi non controllabili.
  • Ima e PTCA. Eseguire prova da sforzo per valutare la risposta cardiaca e non consentire la guida prima di sei settimane dall’evento acuto.
  • Ipertensione. Attenzione nei casi in cui la pressione a riposo supera i 180 di massima e i 100 di minima.
  • Insufficienza cardiaca. Da evitare in caso di sintomatologia in atto. Negli asintomatici valutare la frazione di eiezione (da mantenere maggiore di 40%), controllare la presenza di aritmia ed eseguire la prova da sforzo.
  • Aritmia. Non va consigliata la guida se l’aritmia può essere correlata con sintomi disabilitanti. Se l’aritmia è controllata sottoporre il paziente a prova da sforzo ed escludere una tachicardia ventricolare.
  • Pacemaker. Guida non consigliata se il paziente presenta ancora sintomi e comunque non prima di sei settimane dall’intervento.
  • Sincope. Controllo specialistico cardiologico e neurologico prima di consentire la guida. In caso di sincope con causa non definita, accertare l’origine del problema e solo dopo pensare a un eventuale permesso di guida.